Ha molto da sorridere oggi Tommaso Giulini, dopo l’1-0 di Cagliari-Cremonese. Perché i rossoblù non vincevano dal 31 gennaio e si sono aggiudicati uno scontro salvezza, allontanando la zona retrocessione. Ma si sente lo stesso in dovere di uno sfogo: «Nasce dalla contestazione sentita nel primo tempo, in una partita dove ci giocavamo la vita certi fischi non mi sono piaciuti», dichiara in sala stampa. Poi però trova lati positivi: «Felice di aver vinto, eravamo in un momento sicuramente non facile. Anche oggi, nel primo tempo, abbiamo fatto fatica ma credo che alla fine sono venuti fuori i valori. Questo è uno spogliatoio di uomini veri, attaccati alla maglia. I ragazzi che sono in prestito hanno dimostrato di tenerci alla maglia e alla fine è stato tutto premiato».

«Non buttiamo via tutto: questo è il messaggio che voglio dare al pubblico rossoblù», ripete più volte Giulini. «Sappiamo di dover soffrire fino all’ultima giornata e che sarà complicato anche quest’anno. Negli ultimi anni, soprattutto il periodo di mister Ranieri, abbiamo visto quanto conti remare tutti dalla stessa parte e supportare una squadra che è evidente che abbia delle lacune, altrimenti saremmo già salvi. Ma rimanendo compatti ce la possiamo fare, come l’anno scorso e due anni fa. Stiamo creando qualcosa di importante, con in campo tanti ragazzi giovani che ci mettono tutto».

Per Giulini, questo è un Cagliari che può aprire un ciclo. «Stiamo dimostrando al calcio italiano di poter far qualcosa di diverso, con tanti giovani e tanti italiani», la sua valutazione. «Spero si capisca che non è semplice: è complicata la Serie A, è complicato farla da un’isola e con risorse che non sono quelle di chissà quale fondo internazionale. È complicato in un momento geopolitico come questo, che se hai investitori stranieri rischia di creare problemi». Sullo stadio: «Un investimento da 200 milioni di euro in un’isola è complicato, ancor più che in Italia dove sapete quanti ne sono stati realizzati. Non buttiamo via tutto».

Questa potrebbe essere una delle ultime stagioni di Giulini da presidente del Cagliari. «Non so se rimarrò ancora uno, due o tre anni, probabilmente non fino all’inaugurazione del nuovo stadio. Dove spero che mi invitino, credo che me lo meriterei. Questo è un momento molto complicato, sono schizzate di nuovo le materie prime e hanno chiuso uno stretto dove faccio passare il 50% del fatturato della mia azienda».

Giulini ci tiene a ribadire come non abbia mai pensato di esonerare Pisacane: «Ci sono state alcune partite, come Lecce e Pisa, difficili da digerire. Sono le due macchie reali di questa stagione, sicuramente il mister potrebbe aver avuto una parte di responsabilità ma non è mai venuto in mente di discuterlo. Né a me né al nostro direttore sportivo: sarebbe stato un suicidio». I problemi sono altri, per il presidente: «Gli infortuni di Idrissi e Felici, uniti al prestito di Luvumbo, ci hanno fatto male perché manca un giocatore che salti l’uomo e ti dia una soluzione. Ce l’abbiamo solo con Palestra».

Il Cagliari è tornato a vincere dopo due punti nelle precedenti otto giornate. «Ma il momento di crisi non è passato», avverte Giulini. «Poi è più giusto dire che siamo in un momento di difficoltà, non di crisi. Non è che con l’1-0 di oggi con la Cremonese, che magari meritava qualcosina in più, è tutto passato. Dobbiamo sapere che sarà ancora più complicato degli ultimi anni, avendo tanti giovani e un allenatore al primo anno di Serie A. Ci sono tantissime pressioni: ci dobbiamo salvare, non pensate che la Cremonese e il Lecce abbiano mollato. I 31 punti dell’Empoli dell’anno scorso scordateveli, la quota salvezza sarà più alta».

A breve, Giulini potrebbe non essere più il socio di maggioranza del Cagliari. L’aveva già detto qualche settimana, in un’Assemblea di Lega, e lo ripete oggi: «Se ci dovesse essere necessità, portando avanti il progetto stadio, potrebbe essere che non abbia più la maggioranza perché gli investitori abbiano bisogno di mettere dentro capitali più ingenti. Questo è il concetto che volevo esprimere in Lega e che ribadisco oggi». Per poi chiudere in maniera decisa: «Forza Cagliari».

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