Domenica 3 maggio il Cinema Ariston di Oristano si trasforma in un palcoscenico d’eccezione. Alle ore 17.45, la sala ospiterà la proiezione di “Don Chisciotte”, il nuovo film di Fabio Segatori che porta sul grande schermo il capolavoro immortale di Cervantes. E non sarà una proiezione qualunque: a rendere l’evento ancora più speciale sarà la presenza del regista stesso e di Fiorenzo Mattu, il coprotagonista che presta volto e voce all’indimenticabile Sancho Panza.

«È un appuntamento che ci riempie di orgoglio», afferma Gianfranco Ibba, responsabile del Cinema Ariston. «Portare in sala un film come questo, con la presenza degli autori, significa offrire al pubblico di Oristano non solo un film, ma un’esperienza. La sala cinematografica deve essere un luogo vivo, dove il cinema si incontra con chi lo crea».

L’opera, prodotta e distribuita da Baby Films con il sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Calabria Film Commission e della Lucana Film Commission, e realizzata in collaborazione con Rai Cinema, ha già ottenuto un importante riconoscimento nel panorama festivaliero nazionale. È stata infatti presentata alla 17esima edizione del BIF&ST – Bari International Film & Tv Festival, uno degli appuntamenti più prestigiosi del cinema italiano.

La visione di Segatori non è un semplice adattamento del testo classico, ma una reinterpretazione che affonda le radici nel presente. Sullo schermo prende forma un paesaggio desertico, quasi fuori dal tempo: un Medioevo che non finisce mai e che somiglia inquietante al nostro. Don Chisciotte è l’eterno idealista, l’uomo che si ostina a sognare in un mondo retto dall’avidità e dalla sopraffazione. Cavalca contro i mulini a vento non per follia, ma per una fede ostinata nella dignità umana. Eppure, alla fine del suo viaggio, anche il Cavaliere dalla Triste Figura si arrende alla amara verità amara che la libertà è un esperimento nuovo, al quale non ci siamo ancora abituati.

«Il messaggio di questo film è universale e urgente», aggiunge Ibba. «In un momento in cui il cinema rischia di diventare puro intrattenimento, queste opere ci ricordano che la sala è anche il luogo dove si pensa, dove ci si interroga. E noi vogliamo continuare a essere quel luogo per la nostra città».

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