Emigrati, dimissioni di massa dalla Fasi
Quattro su nove lasciano: dimezzato l’esecutivo della federazione dei circoli sardi in ItaliaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Anche i fedelissimi se ne vanno. È terremoto nel Comitato esecutivo di Bastianino Mossa, presidente di Fasi, la storica Federazione degli emigrati sardi già travolta dalla crisi a marzo 2026 (fu scissione, con la nascita di Seu, la nuova associazione dei circoli in Italia, diventata maggioritaria per numero di iscritti): adesso in Fasi quattro dirigenti su nove, gli stessi che nel caos dello strappo avevano difeso Mossa, hanno deciso l’addio. In tre hanno sottoscritto una lunga lettera, un rosario di accuse che azzoppa la guida direttiva e amministrativa. Il quarto dimissionario, il coordinatore dei giovani, ha inviato una nota stringata, ma che ricalca il contenuto dell’altro testo su «grave e persistente mancanza di trasparenza, di collegialità e di condivisione delle scelte strategiche».
La comunicazione
La misura dello scontro si coglie fin dall’incipit della prima missiva, datata 27 maggio. «Rassegniamo le nostre dimissioni irrevocabili chiedendo che questa comunicazione venga integralmente verbalizzata e allegata agli atti ufficiali della Fasi», hanno scritto i vicepresidenti Nicoletta Menneas e Francesco Pongiluppi insieme alla consigliera Giuseppina Pira. Il secondo passaggio raccoglie le ragioni della scelta: «Le presenti dimissioni costituiscono una formale presa di distanza politica, gestionale, amministrativa e morale riguardo modalità decisionali e comportamentali rispetto alle quali non siamo stati posti nelle condizioni di esercitare pienamente e consapevolmente il nostro ruolo. La decisione è maturata dopo silenzi continui, da parte del presidente, mancate risposte su progetti e richieste di vario genere, non condivisione di strategie e idee nella guida della federazione: un muro».
L’incontro della rottura
Il culmine della distanza fra i tre dimissionari e Mossa si è materializzato con «la convocazione straordinaria dell’Esecutivo», a Piacenza, lo scorso 29 aprile, «richiesta da noi vicepresidenti e che ha confermato un quadro estremamente grave sotto il profilo della trasparenza, della collegialità e del corretto funzionamento democratico della Federazione. In quell’assemblea il presidente ha ammesso di aver agito in più occasioni senza consultarci: ha parlato di ragioni di urgenza che, a nostro avviso, non c’erano». Menneas, Pongiluppi e Pira fanno riferimento a precisi episodi nella gestione di Fasi e della Sarda Tellus, il portale dell’e-commerce, intestato alla Federazione, per la vendita online dei prodotti tipici sardi. Questioni delicatissime, materia per l’Organo di controllo previsto dallo Statuto, anche perché la piattaforma potrebbe andare in liquidazione, secondo quanto scrivono i dimissionari. Si arriva così al 19 maggio quando, in pieno braccio di ferro, i tre rappresentanti dell’Esecutivo Fasi contattano gli uffici regionali del Lavoro, cui spetta la competenza sull’emigrazione sarda.
Affondo finale
«Solo a seguito di un incontro con l’assessora Desirè Manca, abbiamo avuto modo di visionare la documentazione sul Congresso di Alghero (la causa della scissione)»: in quelle carte «emerge una lunga serie di richieste, solleciti, integrazioni documentali, diffide formali e contestazioni da parte della Regione, culminate nella sospensione cautelare di ogni erogazione di contributi alla Federazione (51.492 euro annui) e nella segnalazione al ministero del Lavoro di presunte irregolarità relative al funzionamento e alla costituzione degli organi della Fasi». I tre dimissionari ricordano che «la Federazione è profondamente divisa, attraversata da perdita di credibilità e da crescente isolamento istituzionale, oltre alla fuoriuscita di ventiquattro circoli (su sessantacinque)». Del 28 maggio, quindi a distanza di un giorno da Menneas, Pongiluppi e Pira, l’addio di Alessandro Piras, il coordinatore dei giovani, che a sua volta aveva preso il posto di Gloria Sini, dimissionaria a marzo, per via dei contrasti con l’intero Comitato esecutivo. Inclusi gli ultimi tre che hanno lasciato. La decisione di Piras è «scaturita dalla profonda distanza rispetto alle attuali modalità decisionali e gestionali della presidenza».
Alessandra Carta
