L’escalation del conflitto in Medio Oriente non ha frenato la spinta della Zes Unica. Anzi, la voglia di fare impresa al Sud è anche aumentata. Le autorizzazioni uniche rilasciate tra le Regioni della Zona economica speciale sono state 267 nei primi quattro mesi, in aumento del 30% rispetto allo scorso anno. E ancora: tra i 66 progetti di investimenti esteri nel nostro Paese, il 60% si trova al Sud. Due dati centrali per capire la vivacità del Mezzogiorno anche in un momento di difficoltà geopolitica globale.

Da questo è partito il convegno “Zes Unica, incentivi, semplificazione. Gli strumenti della nuova competitività”, dedicato al modello di sviluppo avviato nel 2024 e che adesso viene osservato anche in Europa. In apertura dei lavori, moderati dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini, il presidente della Camera di Commercio italiana per la Germania, Emanuele Gatti, e il country managing partner Dla Piper, Wolf Michael Kuhne, hanno ribadito che la Zes Unica «ha ottenuto un riscontro positivo in ambiti internazionali» e che per questo «richiede la giusta divulgazione».

L’ambasciatore tedesco Thomas Bagger ha aggiunto che «il 2026 deve essere l’anno nel quale le imprese tedesche scoprano le agevolazioni per investire al Sud». Allo stesso modo, si muove la Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha ribadito nel suo messaggio: «La Zes Unica è un grande motore di sviluppo e competitività che siamo impegnati a promuovere sempre di più nel mondo. L’attrazione degli investimenti è un pilastro chiave per favorire l’internazionalizzazione del nostro settore produttivo». Le opportunità, d’altronde, sono tante. E cumulabili, come ha ribadito Antonio Tomassini, tax partner di Dla Piper. Perché mettono insieme diversi incentivi: non c’è soltanto il credito d’imposta fino al 60% per gli investimenti nei beni strumentali della Zes Unica, ma ci sono anche contributi come Transizione5.0 o quelli del decreto Lavoro varato la scorsa settimana in Consiglio dei ministri, che ha prorogato fino a fine anno gli incentivi per assumere a tempo indeterminato nelle Regioni del Sud. Ciò su cui ha puntato il governo è la semplificazione burocratica.

Il direttore del Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio, Giuseppe Romano, ha mostrato i risultati ottenuti negli ultimi due anni: le autorizzazioni uniche rilasciate sono state 1.377, con una crescita anche negli ultimi mesi segnati dai timori della guerra. Ad aprile, i titoli emessi sono stati 88, a marzo 72, a febbraio 50 e a gennaio 57. Uno dei settori che ha fatto da traino è il turismo, arrivato a oltre 120 titoli con un impatto diretto di tre miliardi di euro. Le Regioni che invece hanno assorbito più incentivi sono state Campania, Puglia e Sicilia. Tra i panel, quello moderato da Francesco Bongarrà, direttore dell’istituto italiano di Cultura a Londra, ha raccolto le testimonianze delle aziende investitrici straniere, che hanno spiegato i motivi per puntare sulle Regioni del Sud. In generale, ha sottolineato Amedeo Teti, capo del Dipartimento mercato e tutela del ministero delle Imprese e della segreteria tecnica del Caie, il 60% dei 66 progetti stranieri si trova nel Mezzogiorno. Numeri non banali: quei piani valgono 72 miliardi di euro.

Lorenzo Pace

(Estratto da “Top24 lavoro”, Il Sole 24 Ore, 6 maggio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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