«Viviamo in un momento storico in cui l’incertezza dello scenario economico è pari a quella della temperatura che troveremo al mattino uscendo di casa. Questa incertezza del mercato globale è il conto che ci presenta la geopolitica che sta rendendo le capacità di previsione molto limitate. Non mancheranno impatti sul mondo del lavoro, seppure in questa fase i segnali siano impercettibili», dice il presidente di Aiso, l’associazione delle società di outplacement Cristiano Pechy.

Per ora, gli ultimi dati disponibili relativi all’intero 2025, che Aiso ci anticipa, ci dicono che i tempi di rientro nel mercato del lavoro sono brevi come non lo sono mai stati e sono scesi a 4,5 mesi, dai 4,6 del 2024, un dato che già era in forte miglioramento. Il dato conferma l’efficacia dello strumento nell’accompagnare le persone nella transizione professionale e l’importanza di seguire percorsi di supporto strutturati in modo da fare emergere anche potenzialità rimaste nascoste nei lunghi periodi in cui il lavoratore è rimasto nella stessa azienda. I dati Aiso registrano tassi di successo nella ricollocazione vicini al 90% e mostrano una rosa di strade intraprese diverse. La ricettività del mercato del lavoro in questa fase è ai massimi livelli, anche e soprattutto per chi è vicino ai 50 anni. «Diversamente dal passato, la problematica della disoccupazione è più nella fascia dei Neet che in quella over 50. L’interesse delle aziende verso i senior è dovuto alla maggiore capacità delle persone più mature di riuscire a leggere i momenti storici in corso: a 50 anni, un lavoratore, avendo attraversato diverse crisi, è sicuramente avvantaggiato nella gestione delle complessità, ha maturato molte più soft skills di un giovane e più facilmente ha un assetto valoriale in linea con quello del management dell’azienda - interpreta Pechy -. Inoltre, tra chi ha più di 50 anni, c’è maggiore disponibilità a valutare contratti flessibili o collaborazioni su progetti specifici, talvolta anche su diversi progetti. Questo facilita l’incontro tra aziende che hanno bisogno di flessibilità ed esperienza e professionistiche hanno l’esigenza di lavorare in un modo più stimolante».

I dati Aiso mostrano un aumento delle transizioni professionali tra settori diversi, in particolare tra lavoratori over 50: il mercato del lavoro è sempre più dinamico e la capacità di aggiornare competenze e posizionamento professionale possono creare importanti occasioni professionali. Lo dimostra il fatto che il 65% delle persone ricollocate ha trovato una posizione uguale o superiore a quella precedente. Una quota un po’ più bassa, il 59%, ha ottenuto un compenso equivalente o più elevato.

A seconda degli inquadramenti cambiano i tempi medi di ricollocazione: per i dirigenti sono un po’ aumentati e sono saliti a 5,1 mesi, dai 4,5 del 2024, per i quadri sono scesi a 4,5 mesi, dai 4,9 mesi del 2024, mentre per gli impiegati di primo livello sono ancora più bassi, 4,4 mesi, in leggera crescita sul 2024, quando erano 4,3 mesi. Il dato dei dirigenti, secondo Pechy, «è del tutto fisiologico perché intanto si tratta di un mercato dai numeri più piccoli e poi è una categoria che si concede più tempo per scegliere la posizione e il ruolo o il progetto».

I numeri dell’outplacement si mantengono però stabili e riguardano mediamente 10mila persone all’anno di cui il 61% sono uomini e il 39% sono donne. «Il dato riflette dinamiche complesse, che includono sia elementi normativi sia una diversa distribuzione di uomini e donne nei ruoli e nei settori più esposti ai processi di riorganizzazione - rileva Pechy -. È un segnale che rafforza la necessità di continuare a investire su maggiore equilibrio e inclusione nel mercato del lavoro». Nella platea manca soprattutto la componente degli operai che continuano a rappresentare una quota meno rilevante, al di sotto del 10%.

«Dati i risultati raggiunti, in futuro, ci sarà bisogno di maggiore attenzione a questa popolazione e all’inclusione nelle misure di politiche attive dell’outplacement, anche grazie ai fondi europei - afferma il presidente di Aiso -. Tra l’altro ricordo che ci sono ben 2 proposte di legge in discussione, una dell’onorevole Rizzetto e l’altra dell’onorevole Aiello. Serve un salto culturale che contempla il fatto che le imprese devono imparare a internalizzare sia la responsabilità dell’assunzione delle persone che la loro ricollocazione nel momento in cui si interrompe il rapporto di lavoro. Questo porterebbe l’Italia ad adeguarsi a quello che stanno facendo paesi come la Francia, la Spagna, il Belgio, la Finlandia, solo per citarne alcuni. Significa però dare una risposta anche sul piano legislativo, prevedendo l’obbligatorietà dell’outplacement in determinate situazioni, come la delocalizzazione». Tra i settori più attivi ci sono alcune conferme e alcune new entry. Sicuramente l’automotive nell’ultimo decennio ha attraversato molti cambiamenti e ha fatto un particolare uso dello strumento. Più recente invece l’adozione da parte dell’Ict e della moda in senso allargato, comprendendo fashion, luxury e tessile. Le aree da cui arriva la maggiore domanda e dove le ricollocazioni avvengono più facilmente sono quelle dell’ambito commerciale, amministrativo, finance e operations. Nel leggere questi dati Pechy dice che dobbiamo tenere conto di un contesto molto mutevole. Da un lato c’è il grande nodo dell’energia che ha un impatto su molti settori manifatturieri, così come, in prospettiva sul turismo. «La stagione estiva - dice - è alle porte e lì si mincerà a misurare il reale impatto della guerra sulla nostra economia, dove il turismo ha un peso molto rilevante».

Dall’altro lato, ragionando con un’ottica temporale più allargata, si assiste a una continua evoluzione del lavoro soprattutto in ambito informatico «dove c’è un rovesciamento dei paradigmi. Ci sono società tecnologiche che snelliscono i ranghi, pensiamo a quello che sta accadendo oltreoceano dove un colosso come Oracle ha annunciato 30mila esuberi a livello globale - osserva Pechy -. Non dimentichiamo poi che ci sono molti altri settori impattati dalla tecnologia e dall’uso sempre più strutturato e strutturale dell’intelligenza artificiale: dagli studi professionali fino alla manifattura ci sono molte attività labour intensive che vengono efficientate con l’Ai. Se nell’analisi dei dati, soprattutto quando si parla di quantitativi molto importanti l’Ai può essere di grande supporto, il controllo dei risultati è invece un’attività che cresce e su cui si sta evolvendo l’attività lavorativa. Questo contesto, pur non avendo portato nel nostro Paese a licenziamenti, certamente ha significato mancati potenziamenti o sostituzioni nell’ambito del normale turnover».

Cristina Casadei

(Estratto da “Norme & Tributi Plus Lavoro”, Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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