Occupazione, salvaguardia rafforzata nelle crisi industriali
Decreto Lavoro: si apre ai sindacati minori nella definizione del giusto salario e arrivano nuove regole sui riderPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Rafforzare le clausole per la salvaguardia dei livelli occupazionali negli strumenti di gestione di crisi complessa. I contratti di programma, gli accordi di sviluppo e i contratti di sviluppo, nonché i finanziamenti erogati nell’ambito di programmi europei cofinanziati dai fondi strutturali o da strumenti dell’Unione europea (incluso il Fondo InvestEU), sono subordinati ad un impegno pluriennale di mantenimento dei livelli occupazionali da parte del soggetto beneficiario.
Lo prevede un emendamento al decreto Lavoro firmato dai relatori, Walter Rizzetto (Fdi, presidente della commissione Lavoro della Camera), Tiziana Nisini (Lega) e Chiara Tenerini (Fi).
La proposta dei relatori prevede che l’impegno di mantenimento occupazionale abbia una durata non inferiore a tre e non superiore a sette anni dalla data di erogazione dell’ultima tranche di finanziamento. «Tra gli emendamenti depositati come relatori- spiega Rizzetto -, quello sulle crisi aziendali ispirato alla vicenda Electrolux è in fase di riformulazione insieme al Mimit, c’è poi una modifica che riguarda il giusto salario riferito al Trattamento economico complessivo, rafforzando il ruolo delle sigle sindacali minori nella contrattazione collettiva. Un altro emendamento allinea le norme sui rider alla direttiva europea».
In base al Dl 62 l’accesso ai bonus per l’assunzione di giovani, disoccupati nella Zes, e donne svantaggiate è condizionato all’applicazione del Trattamento economico complessivo (Tec) dei contratti firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, o da sigle minori che rispettano il Tec dei contratti leader. Secondo l’emendamento dei relatori il Tec si compone di «tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti». Sono escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori.
In base all’emendamento depositato dai relatori «i Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni sindacali minori che assicurano un Tec equivalente a quello dei contratti leader, soddisfano le condizioni per l’accesso ai benefici».
Per i lavoratori delle piattaforme digitali - tra loro, i rider -, l’emendamento dei relatori aggiunge che la qualificazione del rapporto di lavoro «tiene conto, tra l’altro, dell’esercizio, anche per il tramite di sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati, di tutti gli elementi utili alla riconduzione del rapporto di lavoro all’effettivo tipo contrattuale». Quando emergono fatti che indicano «direzione e controllo, anche mediante sistemi di monitoraggio automatizzati e di sistemi decisionali automatizzati, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria».
Inoltre, lo staff leasing è oggetto di un altro emendamento presentato dai tre relatori che riguarda il lavoratore assunto a tempo indeterminato da un’Agenzia per il lavoro: si prevede possa essere inviato in missione a termine in un’azienda utilizzatrice con la stessa mansione per un periodo complessivo, anche non continuativo ed ulteriore rispetto ai 24 mesi previsti, fino a 36 mesi, salvo che il contratto collettivo applicato dall’utilizzatore non stabilisca un diverso limite.
Sulla contrattazione l’emendamento del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon (Lega) prevede che per il Ccnl scaduto da oltre un anno e non rinnovato, scatta l’adeguamento automatico delle retribuzioni al 50% dell’inflazione che viene conteggiato dalla scadenza del contratto, a titolo di anticipo forfettario al lavoratore. La maggioranza ha bocciato l’emendamento sul salario minimo presentato unitariamente da Pd, M5S e Avs. «Si nega a 4 milioni di lavoratori poveri dignità e libertà. Non ci può essere salario giusto senza alzare i livelli minimi di retribuzione», denunciano Arturo Scotto, Dario Carotenuto e Franco Mari, rispettivamente capogruppo Pd, M5S e Avs in commissione Lavoro alla Camera.
Giorgio Pogliotti
(Estratto da “Norme & Tributi Plus Lavoro”, Il Sole 24 Ore, 4 giugno 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
