L’iperammortamento ora dà meno vantaggi al Sud
Le nuove regole fiscali potrebbero influenzare le scelte di investimento e l’attrattività economica delle regioni meridionaliPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La nuova modalità di cumulo tra iperammortamento 2026 e contributi pubblici, oltre a concedere un contributo globale più basso, rende meno vantaggioso investire al Sud. Fino al 2025 – con coda 2026 – il credito d’imposta 4.0 si applicava sull’intero ammontare dei costi agevolabili. Con la legge di Bilancio 2026 l’iperammortamento si applica esclusivamente sulla parte residua dell’investimento non già coperta da altri incentivi. In pratica, se un’impresa beneficia di un contributo a fondo perduto su una quota del progetto, la base di calcolo dell’iperammortamento viene ridotta in misura corrispondente.
La legge 199/2025 stabilisce che il beneficio «è cumulabile con ulteriori agevolazioni finanziate con risorse nazionali ed europee che abbiano a oggetto i medesimi costi, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione e non porti al superamento del costo sostenuto».
La relativa base di calcolo è assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per i medesimi costi ammissibili.
Gli esempi
Gli effetti concreti emergono chiaramente dagli esempi applicativi.
Nel caso delle medie imprese, a fronte di un investimento di 100mila euro, a quelle del Centro-Nord spetta un incentivo base pari al 10%, mentre in Sicilia lo stesso incentivo può salire fino al 50%. Per una media impresa del Centro-Nord il contributo base è quindi pari a 10mila euro.
La maggiorazione dell’ammortamento del 180% si applica sulla parte residua dell’investimento, pari a 90mila euro. Quindi, se l’impresa è soggetta a Ires genera un beneficio di 38.880 euro. Il beneficio complessivo risulta pari a 48.880 euro, ossia il 48,88% dell’investimento. Per una
media impresa localizzata in Sicilia, il contributo base è pari a 50mila euro (Zes, contributo massimo spettante o altre agevolazioni regionali).
La maggiorazione dell’ammortamento si applica sulla quota residua di 50mila euro, generando un beneficio di 21.600 euro. Il beneficio complessivo ammonta così a 71.600 euro, pari al 71,6% dell’investimento. Così, la differenza teorica di 40 punti percentuali tra Centro-Nord e Sud si riduce a 22,72 punti percentuali effettivi. Un effetto analogo si riscontra nel caso delle grandi imprese. A fronte di un investimento di 100mila euro, alle
grandi imprese del Centro-Nord, nella maggior parte delle aree, non spetta alcun altro incentivo base, mentre in Sicilia è previsto un contributo
pari al 40%.
Per una grande impresa del Centro- Nord soggetta a Ires, la maggiorazione dell’ammortamento del 180% si applica sull’intero investimento, generando un beneficio di 43.200 euro, pari al 43,2%.
Per una grande impresa del Sud, il contributo base ammonta a 40mila euro
e la maggiorazione dell’ammortamento si applica sulla parte residua di 60mila euro, generando un beneficio di 25.920. Il beneficio complessivo
è quindi pari a 65.920 euro, vale a dire il 65,92% dell’investimento. Anche in questo caso, il divario tra le due aree si riduce da 40 punti teorici a 22,72
punti percentuali effettivi. Il risultato L’effetto della nuova agevolazione è quindi una significativa compressione del differenziale territoriale.
Se la maggiorazione dell’ammortamento fosse applicata sull’intero investimento, come era per la 4.0,senza l’obbligo di nettizzazione, i benefici
complessivi salirebbero sensibilmente sia per le grandi sia per le medie imprese, con un vantaggio decisamente più marcato per le imprese del Mezzogiorno.
Con la nuova impostazione, invece, la distanza reale tra Nord e Sud si riduce a poco più di 22 punti percentuali, invece dei 40 canonici. Il
nuovo metodo non modifica le aliquote nominali, ma ne altera profondamente l’efficacia relativa. Applicando la maggiorazione soltanto sulla parte non coperta da altri aiuti, si comprime il differenziale territoriale e si attenua l’effetto perequativo degli incentivi nel Mezzogiorno.
Roberto Lenzi
(Estratto da “Top 24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 26 febbraio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
