Incentivi a quota 17,3 miliardi. Al Sud fetta del 42%
Secondo gli ultimi dati del Mimit le domande approvate sono aumentate in modo sensibile (+24,5%)Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La razionalizzazione del sistema degli incentivi alle imprese è ancora lontana. Nell’ultimo anno, in attesa che si completi la riforma alla quale lavora il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), le misure di agevolazione in campo sono state 2.374, di cui 30 riconducibili alle amministrazioni centrali e 2.074 a quelle regionali.
Il censimento è contenuto nell’ultima Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive che il Mimit ha trasmesso al Parlamento.
Nel 2024, ultimo anno preso in esame, le domande approvate sono aumentate in modo sensibile (+24,5%) mentre l’importo delle agevolazioni concesse è cresciuto solo del 2,3% raggiungendo poco meno di 17,3 miliardi di euro. Il Centro-Nord prevale con 9 miliardi, il Mezzogiorno accorcia le distanze e arriva a 7,3 miliardi, il 42% del totale, mentre il resto si riferisce a misure miste. Tra le regioni in testa c’è la Campania con quasi 2,4 miliardi, seguita dalla Lombardia (1,98 miliardi) e dalla Sicilia (1,24). Alle piccole imprese va il 51% della dote, mentre le Pmi considerate complessivamente assorbono circa il 66 per cento.
Le sovvenzioni e i contributi sono la forma agevolativa più utilizzata (63,8%) davanti alla decontribuzione (20,9%) e alle agevolazioni fiscali (10,7%). Anche le erogazioni, cioè quanto è stato versato alle aziende in relazione ad aiuti concessi negli anni precedenti, sono in crescita: +5,9% a quota 11,3 miliardi. Calano però gli investimenti agevolati (-12,3% per 60,9 miliardi), cioè quelli che le imprese attivano a fronte delle misure di aiuto. Va detto che la Relazione trasmessa lo scorso anno al Parlamento presentava un totale di 18,5 miliardi relativo al 2023, ben più alto di quello riportato nel nuovo documento. Tuttavia, secondo i tecnici che hanno lavorato al conteggio, bisogna considerare che i dati vengono aggiornati dopo alcuni mesi dalla pubblicazione e, tra revoche e rideterminazioni, si è verificato un significativo scostamento rispetto alla prima stima.
In più nella nuova Relazione alcuni incentivi coordinati dal ministero dell’Ambiente e dal Gestore dei servizi energetici sono stati trattati separatamente. Come in capitoli separati vengono, da sempre, trattati sia gli incentivi automatici gestiti dall’agenzia delle Entrate sia le garanzie sui prestiti. Nel primo caso, in particolare per la progressiva conclusione delle misure di emergenza anti-Covid, c’è stata una significativa riduzione rispetto al biennio precedente, passando da circa 18,8 miliardi a 6,1 miliardi.
Quanto alle garanzie, i 10 interventi gestiti a livello di amministrazione hanno prodotto 68,9 miliardi di agevolazioni concesse. Fin qui la fredda contabilità della politica industriale. Ma nelle pieghe della Relazione emerge un aspetto tra tutti. Si sta chiudendo la fase straordinaria – che tra misure Covid-19, quadro di aiuti per la guerra in Ucraina e Pnrr – aveva caratterizzato in particolar modo il 2022, quando il sistema era esploso fino a 31,8 miliardi di euro. Il 2024 si è caratterizzato invece per le misure strutturali, tra le quali hanno avuto un peso prevalente gli incentivi per le fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico, i finanziamenti della Nuova Sabatini per l’acquisto di beni strumentali, la decontribuzione Sud, gli Ipcei (i grandi progetti di ricerca di comune interesse europeo) e i fondi interprofessionali per la formazione continua. Del resto, la graduale uscita dall’era dei fondi emergenziale trova conferme anche nell’andamento europeo degli aiuti di Stato. Lo si evince dall’ultimo dato disponibile, il 2023, dello State Aid Scoreboard, realizzato dalla Commissione europea–Dg Concorrenza e basato su un perimetro diverso da quello analizzato nella Relazione Mimit. Gli aiuti di Stato sono scesi a 186,8 miliardi di euro a fronte dei 229 del 2022. La Germania si conferma lo Stato con la spesa più elevata (50,6 miliardi, pari al 27% del totale), seguita da Francia (36,4 miliardi, 19%) e Italia (21,6 miliardi, 12%). La Spagna mantiene il quarto posto con 12,4 miliardi (7%).
Carmine Fotina
(Estratto da “Top24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
