Imprese più strutturate e attive nel settore dei servizi
Il cambiamento riflette una trasformazione dell’economia verso servizi, innovazione e conoscenzaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Aumentano le imprese strutturate e quelle attive nel settore dei servizi. Diminuiscono le aziende individuali e manifatturiere. Più che nei numeri totali, negli ultimi dieci anni il tessuto imprenditoriale italiano è cambiato nelle caratteristiche delle aziende che ne fanno parte. Il quadro emerge dai dati messi a punto da InfoCamere per Il Sole 24 Ore, che permettono di fare luce sulle trasformazioni avvenute nell’arco temporale che va dal 2016 al 2025.
Lo stock complessivo delle imprese ha subìto solo un lieve calo (-3,7%) ma negli anni successivi alla pandemia e soprattutto nel 2024 e nel 2025 la nascita di nuove imprese ha ripreso ad aumentare e a crescere sono state soprattutto le società di capitali e le aziende attive nei servizi alle imprese.
I dati sulle forme giuridiche evidenziano un’evoluzione verso modelli organizzativi più strutturati e maggiormente in grado accedere al credito bancario ed effettuare investimenti. Le aziende individuali rimangono la forma giuridica più utilizzata ma scendono dal 53,2% (2016) al 49,7% (2025) del totale delle imprese.
Il declino demografico e l’emigrazione all’estero dei ragazzi con maggiori qualifiche possono invece essere alla base del calo delle imprese giovanili che, in dieci anni sono scese da 608mila a 473mila (-22%). È invece cresciuta l’imprenditoria straniera mentre quella femminile è rimasta stabile.
Andamento e settori
Sono 5,8 milioni le aziende iscritte nel 2025 nel Registro imprese e censite da Infocamere-Unioncamere (nel 2016 erano poco più di 6 milioni). «Il Registro è una piattaforma di intelligence economica indispensabile per supportare le politiche pubbliche le decisioni di investimento e le strategie imprenditoriali – dice il direttore generale Paolo Ghezzi –. Il suo valore non è solo nella quantità di informazioni disponibili, ma nella loro tempestività e qualità certificata. L’obiettivo è andare oltre la descrizione dei fenomeni e individuare le traiettorie di cambiamento del sistema produttivo attraverso l’integrazione tra dati ufficiali, tecniche di analisi predittiva e intelligenza artificiale».
A livello complessivo lo stock delle imprese è rimasto sostanzialmente invariato: è invece cambiata la distribuzione fra i diversi settori economici. La riduzione maggiore ha riguardato la manifattura (-14,6%), il commercio (-13,7%) e l’agricoltura (-10,6%), che sono progressivamente diminuite in tutto il decennio.
In negativo anche le costruzioni dove il calo è stato però più contenuto (-2,9%) e non continuo: nel 2020 e nel 2021 il numero di aziende è infatti aumentato (probabilmente per effetto del superbonus) per poi tornare a scendere negli anni successivi.
Queste riduzioni sono state compensate dall’aumento delle imprese nel settore turistico (ospitalità e ristorazione sono salite del 4,7%) ma soprattutto nei servizi alle persone (+11,6%) e alle imprese (+12,5%), la cui crescita riflette un processo di terziarizzazione fisiologico nelle economie mature.
La forte capacità di assorbire nuova imprenditorialità nei servizi alle imprese (più che in quelli legati alla persona), indica anche però che in questo comparto si concentrano le dinamiche più vivaci dell’economia attuale e cioè quelle legate alla digitalizzazione, alla logistica e alle attività professionali e di supporto, che intercettano i nuovi bisogni del sistema produttivo.
Nel 2025, nei servizi alle imprese, il saldo fra nuove iscrizioni e cessazioni è stato di quasi 38.620 imprese, più del doppio del 2016 (17.930).
Forma giuridica
Negli ultimi dieci anni, il calo maggiore ha colpito le società di persone (-23%): nel 2016 rappresentavano il 17,1% delle imprese mentre nel 2025 il 13,7 per cento. Nonostante una diminuzione del 10%, le imprese individuali restano comunque la forma giuridica più diffusa (49,7%).
Dal 2016 al 2025 a crescere sono state quindi solo le società di capitali che in dieci anni sono aumentate del 24%, passando a rappresentare il 33,7% delle aziende (nel 2016 era il 26,2%).
«In molti settori ormai bisogna avere una scala di operatività per essere competitivi – spiega Lucia Tajoli, docente di Economia alla School of Management del Politecnico di Milano –. La maggiore strutturazione è positiva se è sintomo di rafforzamento».
Giovani, donne e stranieri
A diminuire sono invece le imprese giovanili, quelle cioè in cui più della metà delle cariche e delle quote di partecipazione è attribuita ad under
35. Nel 2025 costituivano l’8,1% del totale delle imprese registrate contro il 10% del 2016.
Aumentano le imprese straniere (più del 50% delle cariche e delle quote di partecipazione attribuite a persone non nate in Italia) che sono cresciute del 18% (dalle 571.255 del 2016 alle 673.103 del 2025) e rappresentano ormai l’11,5% dello stock imprenditoriale (nel 2016 erano il 9,4%).
Stabili al 22% le imprese femminili (più del 50% delle cariche e delle quote attribuite a donne).
Bianca Lucia Mazzei
(Estratto da “Top24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 23 febbraio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
