Il passaggio dall’era dei bonus edilizi (emblematico il caso del Superbo­nus) a quella dei grandi cantieri pub­blici trainati dal Pnrr ha provocato un profondo cambiamento nel settore delle costruzioni. Con la sparizione di molte piccole imprese e la con­centrazione del mercato in mano ad aziende medie e grandi, che sulla spinta dei nuovi cantieri hanno trasci­nato in alto i numeri dell’occupazione. Una trasformazione che per alcuni aspetti appare più marcata nel Cen­tro che nel resto d’Italia.

Secondo i dati Movimprese di Union­camere-InfoCamere, nel settore del­le costruzioni di edifici residenziali e non, nelle regioni del Centro a fine 2025 erano attive 65.704 imprese, in calo del 10,4% rispetto a fine 2019 e giù del 5,4% rispetto a fine 2024 (il trend nel totale Italia è rispettiva­mente -6,6% e -5,7%). Se guardiamo invece le imprese di lavori di costru­zione specializzati (159.951 realtà a fine 2025), il calo è leggermente più contenuto, anche se con numeri più negativi rispetto al totale Italia: -1,9% sia rispetto a fine 2019 che rispetto a fine 2024, contro rispettivamente un +3% e un -0,9% della media del Pae­se. Tra le realtà attive nell’ingegneria civile (2.883 a fine 2025), invece, i cali sono ancora più ridotti.

Anzi, rispetto al 2024 il trend è leg­germente meno negativo rispetto alla media nazionale: -0,7% sul 2019 (+1,9% in Italia) e -0,6% sul 2024 (-1% in Italia).

Durante il picco del Superbonus 110% il mercato è stato inondato da migliaia di nuove imprese, spesso ditte individuali, nate per intercettare la doman­da di ristrutturazioni private.

Con la stretta sugli incentivi queste realtà fragili e poco capitalizzate stanno chiudendo. Mentre l’e­dilizia privata rallenta, i cantieri del Pnrr e le grandi infrastrutture sono in piena accelerazione. Lavori che non possono essere gestiti dalla piccola dit­ta di quartiere, ma richiedono imprese struttura­te, con certificazioni e grandi capacità tecniche. Le aziende medio grandi che si aggiudicano questi appalti stanno assumendo in maniera vertiginosa: in media le imprese legate ad appal­ti Pnrr stanno aumentando i propri dipendenti per centrare le scadenze del 2026. E, spesso, trovano le competenze che cercano proprio in quegli artigiani che prima operavano come ditte individuali e che ora preferiscono andare a lavo­rare come dipendenti delle grandi aziende, che garantiscono maggiore stabilità e salari compe­titivi proprio per l’aumento della richiesta.

Nel complesso, nel Centro Italia (dati Istat del terzo trimestre 2025) sono occupati nelle co­struzioni 517mila addetti, aumentati del 26,9% rispetto al terzo trimestre 2019 e del 13,9% sul terzo trimestre 2024. Nella media italiana i dati sono rispettivamente +28,4% e +7,1%. A fare da traino sono soprattutto i numeri di Lazio ed Emilia-Romagna. Nel Lazio ci sono 162mila ad­detti nelle costruzioni al terzo trimestre 2025, in crescita del 27,2% sullo stesso periodo del 2019 e del 14,1% sul 2024. Qui hanno pesato anche i lavori per il Giubileo.

In Emilia-Romagna ci sono nelle costruzioni 125mila addetti (+26,6 sul 2019 e +18,7% sul 2024). 

In questa regione, invece, hanno inciso anche i lavori di messa in sicurezza dopo l’alluvione del 2023, che richiedono imprese grandi e molti ad­detti.

Andrea Marini

(Estratto da “I Regionali”, Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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