La legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, comma 13) ha esteso a quest’anno le agevolazioni fiscali previste dalla legge 76/2025 per la partecipazione finanziaria dei lavoratori ai risultati delle aziende.

In pratica, anche per il 2026 i dividen­di corrisposti ai lavoratori e derivanti dalle azioni attribuite in sostituzione di premi di risultato, fino a 1.500 euro annui, saranno esenti dalle imposte sui redditi per il 50% del loro ammon­tare.

Il tema della partecipazione dei dipendenti alla vita dell’impresa, tor­nato al centro dell’attenzione dopo l’entrata in vigore della cosiddetta «legge Sbarra», non riguarda soltan­to il quadro normativo, ma tocca in modo diretto la competitività delle aziende.

I nuovi strumenti possono incidere sul clima interno, sulla qua­lità delle decisioni e sulla capacità di accompagnare i cambiamenti orga­nizzativi senza modificare l’assetto dei poteri datoriali. La legge Sbarra ha riunito in un quadro organico le principali forme di partecipazione, lasciando alle imprese la possibilità di scegliere quali attivare in funzione della propria organizzazione.

Fra le opzioni disponibili risultano oggi particolarmente significative la partecipazione economico-finanzia­ria, che mette a disposizione stru­menti immediatamente applicabili, e la partecipazione organizzativa, che consente un coinvolgimento più strutturato nei processi di innovazio­ne e trasformazione.

Partecipazione finanziaria

La partecipazione economico-finan­ziaria è la forma più semplice da in­trodurre. La condivisione degli utili e i piani azionari, agevolati fiscalmente entro un determinato plafond, per­mette di legare una parte della retri­buzione variabile ai risultati aziendali.

Molte imprese hanno già esperienza con modelli di incentivo basati su produttività o qualità, che oggi possono essere integrati con forme di par­tecipazione agli utili o con strumenti di parteci­pazione dei dipendenti al capitale. Se le misure di incentivazione fiscale fossero mantenute, le risorse destinate a sostenere questi strumenti potrebbero aumentare, rendendoli ancora più interessanti soprattutto per le imprese di dimen­sioni medio-grandi.

Partecipazione organizzativa

Accanto alle leve economiche, la partecipazione organizzativa rappresenta un’opportunità per migliorare l’efficacia dei processi interni. Le com­missioni paritetiche previste dalla legge hanno un ruolo propositivo su innovazione, organizzazione del lavoro, benessere interno e processi produtti­vi. Non incidono direttamente sulle decisioni ma costituiscono canali stabili di confronto, che pos­sono facilitare le riorganizzazioni e l’introduzione di nuove tecnologie. Per essere realmente utili è però necessario che l’impresa definisca obiettivi chiari, tempistiche definite e un raccordo ordina­to con le rappresentanze presenti, così da evitare sovrapposizioni e garantire continuità.

Partecipazione gestionale

Le altre forme di partecipazione previste dalla legge – quella gestionale e quella consultiva – re­stano opzioni valutabili in contesti più maturi.

La partecipazione gestionale, che prevede la pre­senza dei rappresentanti dei dipendenti negli or­gani societari, richiede assetti di governance già consolidati; la partecipazione consultiva offre in­vece un confronto preventivo sulle decisioni stra­tegiche, senza introdurre obblighi o poteri di veto, e può essere utile soprattutto quando l’impresa deve assumere decisioni di rilievo strategico.

Nel complesso, la legge 76/2025 mette a dispo­sizione strumenti flessibili che le imprese posso­no attivare in modo graduale, scegliendo ciò che meglio si adatta ai propri obiettivi e alla propria cultura organizzativa. In una fase in cui il dibattito pubblico guarda alla partecipazione come leva di crescita, gli strumenti economici e quelli organiz­zativi rappresentano il terreno più immediato su cui costruire percorsi condivisi, capaci di valoriz­zare il contributo dei dipendenti e sostenere la competitività aziendale.

Valentina Pomares

(Estratto da “Top24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 26 gennaio 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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