Bartolozzi non cede: «Il "plotone di esecuzione"? Alludeva alla prostrazione degli indagati»
Nordio blinda la sua capo di gabinetto: «Non deve dimettersi»Giusi Bartolozzi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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«Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi, esattamente come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita».
Così la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi all'ANSA dopo le polemiche scoppiate per il suo intervento a Telecolor sabato scorso: «Nel confronto di sabato avevo appunto ribadito la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso e l'importanza della riforma come strumento in grado di restituire ad essa una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata. In questo contesto spiegavo che la particolare attenzione data dal governo al processo penale deriva dalla drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende, specie quando a trovarsi al centro dell'azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male. Effetti che nessuna assoluzione è in grado di cancellare».
A difenderla oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio in un incontro per il sì al referendum sulla giustizia a Torino. «No, non deve dimettersi. La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Sono certo che si chiuderà con un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero».
Anche FdI fa quadrato: da parte sua, al momento, non sono in arrivo scuse pubbliche, e il caso «verrà gestito internamente», fanno sapere fonti di governo. Un'uscita che comunque non è piaciuta per niente alla premier Giorgia Meloni, fortemente contrariata. Bartolozzi «deve tenere a freno la lingua», una delle considerazioni che si fanno all'interno dell'esecutivo in queste ore, mentre la polemica continua a essere al centro del dibattito in vista del referendum sulla giustizia. Non sono però in vista decisioni drastiche.
Le dichiarazioni, che risalgono al 7 marzo, ieri avevano fatto cambiare protagonista e traiettoria allo scontro di giornata. A fine febbraio, alla capo di gabinetto del ministro è stato notificato l'atto di chiusura delle indagini per il reato di false comunicazioni ai pm, nell'ambito della vicenda Almasri.«Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci - aveva detto la capo di gabinetto del Guardasigilli in un dibattito su una tv siciliana, TeleColor - Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». «Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie», aveva aggiunto. Per poi sottolineare: «Io ho un'inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese. Diciamo la verità, finché le cose non ci capitano sulla pelle, voi non avete idea di che cosa vuol dire, chiaro?». Qualche ora più tardi, aveva chiarito: «Fin dall'inizio della trasmissione ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa. Nel corso del dibattito ho più volte precisato che la gran parte dei magistrati sono eccellenti professionisti, che lavorano nel silenzio della aule e che non cercano ribalte. Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema».
La collaboratrice del ministro «dovrebbe immediatamente dimettersi - hanno detto i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - E, se non lo fa, dovrebbe essere il ministro Nordio a cacciarla seduta stante».
(Unioneonline/D)
