Esenzione bollo auto 2027 e crisi economica: se l’elefante partorisce il topolino
Quella del Governo appare una mossa pre-elettorale in vista delle prossime elezioni che potrebbero non essere poi così lontane(Ansa)
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Insomma. Anche oggi, se ne riparlerà domani. Il Consiglio dei Ministri del 16 settembre ha da ultimo approvato una misura (contenuta nel Decreto Legge numero 162 del 17 settembre 2026) che prevede, attualmente per il solo anno 2027, l'esenzione dalla tassa automobilistica per le auto di piccola e media potenza e per i motocicli. Per essere precisi, l'esenzione riguarda le “persone fisiche proprietarie di autovetture a benzina, diesel o ibride con potenza non superiore a 80 kW”, corrispondenti a circa 109 cavalli, regolarmente assicurate, per cui sarà necessario verificare quanto riportato sulla carta di circolazione alla voce relativa esclusivamente alla potenza espressa in kilowatt. Il beneficio sarà riconosciuto anche ai possessori di “motocicli e ciclomotori”, senza limiti di cilindrata o potenza, ma ad una precisa condizione: quella per cui ogni contribuente potrà usufruire dell'agevolazione per un solo veicolo. Quindi, nell’ipotesi di più mezzi intestati alla stessa persona, l'esenzione verrà applicata automaticamente al veicolo con la potenza inferiore. Ragione per cui, tutto considerato, un bollo, o forse più d’uno, alla fine si dovrà comunque pagare visto e considerato che nella grande maggioranza delle famiglie italiane, molto spesso, si individuano quanto meno due utilitarie (talvolta intestate ad uno solo dei coniugi) e magari un motorino per ragazzi. E allora? Colpo gobbo? Anche no a bene voler considerare. Quella che il Governo di Giorgia Meloni intenderebbe far passare per un’operazione eccezionale altro non sembra che una “pensata” elettorale dall’effetto “topolino” considerato il risparmio effettivo, e probabilmente neppure troppo ben riuscita al di là dell’impatto mediatico iniziale. Non si capisce, né pare essere stato diversamente chiarito, in che modo questa misura, comunque traslata in avanti sul piano temporale, quindi pensata oggi per valere domani se così si volesse dire, possa incidere nella situazione attuale nel contrastare il caro carburanti per esempio che affligge la popolazione che quotidianamente viaggia su strada per le più disparate esigenze di vita. Il tutto senza peraltro considerare il rischio concreto dell’intera operazione, che di fatto, parrebbe restare ancorato al potenziale tardivo trasferimento delle risorse utili alle Regioni, le quali, sebbene dovranno essere compensate del mancato introito riconnesso al riconoscimento del beneficio da ultimo licenziato dal Governo, potrebbero trovarsi nella condizione di dover ridurre la qualità dei servizi offerti come da più esperti rilevato. Tempi eccezionali, quali quelli presenti, richiedono misure eccezionali e tantissimo coraggio da parte del Legislatore per realizzare il migliore interesse comune. Il Governo dovrebbe concentrare le risorse sul sostegno immediato contro il caro energia e sulla riduzione del carico fiscale (intervenendo magari sull’acconto Irpef di prossima scadenza), bilanciando gli aiuti con la stabilità del debito pubblico ma dando possibilmente prevalenza e priorità ai primi. L'Unione Europea, sollecitata in tal senso anche dall’Italia oltre che da Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, ha chiarito che "tassare gli extraprofitti” delle compagnie petrolifere e dei colossi energetici, “è competenza degli Stati membri", a significare che volendo, il Governo di Giorgia Meloni, potrebbe già provvedere in quella direzione. Che fine ha fatto poi la promessa dell’abolizione delle accise? Insomma, la misura da ultimo varata dal Governo sembra avere tutto il sapore di una mossa pre-elettorale in vista delle prossime “politiche” che potrebbero non essere poi così lontane. Forse gli italiani saranno chiamati alle urne nel breve termine.
Giuseppina Di Salvatore
