Netanyahu: «Stiamo spezzando le ossa all’Iran, ma non abbiamo finito». Per Trump invece «la guerra è quasi terminata»
Undicesimo giorno del conflitto, il premier israeliano smentisce la dichiarazione del presidente Usa che aveva fatto scendere il prezzo del petrolio(Ansa)
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Undicesimo giorno di guerra in Iran. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ieri ha affermato che la guerra è «quasi finita», sono scesi i prezzi del petrolio. Se «fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz», l'Iran verrebbe colpito dagli Usa «venti volte più forte» di quanto fatto finora, ha scritto Trump su Truth aggiungendo che «è un regalo Usa alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz». Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario e che i colloqui con gli Usa non sono più all'ordine del giorno. I Pasdaran annunciano che saranno loro a stabilire quando finirà la guerra. Proseguono i raid sugli Emirati arabi. Attivate le difese aeree contro le minacce missilistiche e di droni iraniani. L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto.
Intanto il petrolio frena ancora nell'after hours Usa: il prezzo si attesta sotto quota 90 dollari. Le Borse asiatiche, da Tokyo a Shangai e Hong Kong in apertura appaiono in timida ripresa dopo gli annunci di Trump sulla fine della guerra. Il presidente Usa ha anticipato di valutare l'allentamento delle sanzioni sul greggio russo dopo una telefonata con il presidente Vladimir Putin. Tra le ipotesi, anche lo svincolo di scorte di greggio d'emergenza, parte di un pacchetto di opzioni contro il balzo dei prezzi alimentato dalla guerra contro l'Iran. La Casa Bianca teme ripercussioni su imprese e consumatori Usa in vista delle elezioni di Midterm.
LE NOTIZIE DEL 10 MARZO IN DIRETTA:
Ore 10.05 – Paesi del Golfo riducono la produzione giornaliera di petrolio
I paesi del Medio Oriente riducono la produzione giornaliera di petrolio. Lo scrive Bloomberg. L'Arabia Saudita ha ridotto la produzione di petrolio tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato la loro produzione di 500.000-800.000 barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l'Iraq di circa 2,9 milioni, aggiunge il rapporto, citando persone a conoscenza della questione.
Ore 10 – Militari Unifil scortano cristiani in fuga nel sud del Libano
Gli abitanti di una località libanese a maggioranza cristiana nel sud del Libano stanno lasciando le loro case scortati da militari italiani della missione Onu (Unifil) dopo le ripetute minacce di sfollamento ricevute in tutta la zona da Israele che ha ieri ucciso il parroco cattolico di una località vicina, sempre nel sud del paese. Lo riferisce l'agenzia di notizie libanese Nna e lo conferma l'ufficio stampa di Unifil all'ANSA. I dignitari del paese di Alma Shaab, nel distretto di Tiro, hanno deciso di lasciare le loro case a seguito dell'ennesimo ordine di sfollamento forzato ("avviso di evacuazione") e dopo l'uccisione ieri da parte di Israele del parroco Pierre Rai, del vicino paese di Qlaiaa. Gli abitanti di Rmeish, altra località cristiana lungo la linea di demarcazione con Israele hanno invece deciso per ora di rimanere nel loro paese, come avvenuto già in precedenza durante il lungo conflitto del 2023-24.
Ore 9.30 - Netanyahu: «Stiamo spezzando le ossa all'Iran ma non abbiamo ancora finito»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta "spezzando le ossa" al potere iraniano dall'inizio dell'offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che "non ha ancora finito". "Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro", ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, ieri in tarda serata. "Non c'è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa - e non abbiamo ancora finito", ha aggiunto.
Ore 9.15 – La Turchia schiera i Patriot, in consultazione con la Nato
La Turchia annuncia che un sistema di difesa aerea Patriot è in fase di preparazione per essere reso operativo nella parte orientale del Paese, nell'ambito degli sforzi coordinati con la Nato per aiutare a proteggere lo spazio aereo nazionale in un contesto di tensioni regionali. Lo riporta Anadolu. In una dichiarazione, il ministero della Difesa Nazionale ha affermato "alla luce dei recenti sviluppi nella nostra regione, sono state adottate le misure necessarie per garantire la sicurezza dei nostri confini e del nostro spazio aereo e siamo in consultazione con la Nato e i nostri alleati".
Ore 08.42 – Idf, raid imminenti su Tiro e Sidone in Libano
L'Idf ha emesso un ordine di evacuazione per alcuni edifici nelle città costiere libanesi di Tiro e Sidone, in vista di attacchi aerei contro le infrastrutture di Hezbollah. «Le Idf colpiranno le infrastrutture militari appartenenti all'organizzazione terroristica Hezbollah», afferma il portavoce, il colonnello Avichay Adraee. I civili nella zona hanno ricevuto istruzioni di tenersi a una distanza di almeno 300 metri dagli edifici.
Ore 08.25 – Ambasciata Usa a Beirut invita connazionali a lasciare il Libano
L'ambasciata statunitense a Beirut esorta i suoi cittadini a trovare un "rifugio" se non intendono lasciare il Libano. Lo riferisce la Bbc. In un avviso di sicurezza emesso stamani, l'ambasciata afferma che i cittadini statunitensi "dovrebbero seriamente considerare" di lasciare il Paese con i voli della Middle East Airlines in partenza dall'aeroporto Rafic Hariri di Beirut, se ritengono che sia sicuro farlo.
Ore 08.13 – Iran, non consentiremo export petrolio finché c'è la guerra
«L'Iran non permetterà l'esportazione di nemmeno un litro di petrolio dalla regione fino a nuovo avviso al nemico ostile e ai suoi partner, finché continuerà l'aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran e le sue infrastrutture civili»: lo ha detto il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Ali Naeini. Riferendosi alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui la potenza militare dell'Iran è diminuita, Naeini ha affermato che sono le forze statunitensi a indebolirsi. «Ora, gli americani cercano una fine onorevole della guerra, poiché tutte le loro infrastrutture militari sono state distrutte nella regione del Golfo Persico», ha aggiunto, citato da Tasnim.
Ore 07.53 – Nuova ondata attacchi Iran nel Golfo, missili su base Usa in Iraq
L'Iran ha lanciato nuovi attacchi contro i paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. Riad ha distrutto due droni nella sua regione orientale ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei droni. I Pasdaran hanno poi annunciato di aver "colpito" la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con "5 missili"
Ore 06.26 – Araghchi: «Avanti con gli attacchi finché sarà necessario»
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario, secondo quanto riporta Afp. Araghchi ha escluso i colloqui dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l'Iran finirà «molto presto». Il ministro ha dichiarato all'emittente statunitense PBS News che il suo Paese è pronto a continuare gli attacchi missilistici e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all'ordine del giorno.
Ore 06.17 – Australia manderà aerei e missili aria-aria nel Golfo
L'Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto dell'Australian Defence Force, rispondendo a una richiesta del presidente degli United Arab Emirates, Mohamed bin Zayed. Il primo ministro laburista Anthony Albanese lo ha definito «uno sforzo per aiutare a proteggere gli australiani nella regione sotto minaccia di attacco dall'Iran». E ha ribadito che l'Australia non adotta azioni offensive contro l'Iran e non dispiegherà truppe sul terreno in eventuali offensive condotte dagli Stati Uniti e da Israele.
Ore 06.13 – Nuovo attacco dall'Iran verso gli Emirati arabi
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto affrontare un nuovo attacco da parte di droni e missili iraniani, nell'undicesimo giorno del conflitto in Medio Oriente, ha comunicato il ministero della Difesa, stando a quanto riporta Afp. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni provenienti dall'Iran», ha scritto il ministero su X
