«Interpretazioni un po’ forzate, nessuno pensa ad una missione dell’Italia per forzare il blocco dello Stretto di Hormuz». Lo ha detto Giorgia Meloni a margine del Consiglio europeo, dopo il comunicato congiunto di sei Paesi, tra cui il nostro, che sono al lavoro su un piano per garantire la navigabilità dello Stretto.

«Quello sui cui ci interroghiamo – ha chiarito Meloni – è che, quando ci dovrebbero essere le condizioni, ma ragionevolmente in una fase post-conflitto, è a come possiamo offrire un contributo, d'accordo con le parti, per difendere la libertà di navigazione».

Lo stesso Crosetto ha ribadito che senza una tregua non si può intervenire a Hormuz, l’auspicio del ministro della Difesa è che venga istituita una missione Onu.

Dello stesso avviso la Francia: «Quando la situazione si sarà calmata la Francia è pronta, insieme ad altre nazioni, ad assumersi la responsabilità di un sistema di scorta navale nello Stretto di Hormuz nell'ambito di una missione che non ha lo scopo di essere un'azione di forza e che dovrà essere oggetto di consultazioni e di una risoluzione dei conflitti con l'Iran. Ciò implica il coinvolgimento di tutti gli attori del settore marittimo, dai trasportatori agli assicuratori. Non parteciperemo ad alcuna apertura forzata dello Stretto nel contesto delle operazioni belliche in corso», ha detto il presidente Emmanuel Macron.

Siamo al 21esimo giorno di guerra in Iran, e ieri è tornato a parlare Benjamin Netanyahu, seconda conferenza stampa dall’attacco di Israele e Usa. «Dopo 20 giorni di attacchi, oggi l'Iran non ha la capacità di arricchire uranio né di produrre missili balistici. Stiamo eliminando la leadership iraniana e non importa chi li rimpiazzerà, perché sono Guardiani temporanei. È presto per dire se il popolo iraniano sfrutterà le condizioni che stiamo creando per loro per uscire nelle piazze. Speriamo che accada, stiamo agendo perché accada, ma alla fine dipende solo da loro», ha detto per poi aggiungere, rispondendo a una domanda sulla durata della guerra, che andrà avanti «fino a che sarà necessario».

Le notizie del 20 marzo

Ore 9:46 – Erdogan: «Dio possa distruggere Israele»

«Possa Egli, 'il dominatore' (Al-Kahrar), schiacciare e distruggere Israele». così il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, utilizzando uno dei nomi usati nell'Islam per descrivere Dio: Kahrar, traducibile come "il dominatore" o "colui che sottomette". Come riferisce Anadolu, il leader turco si è espresso in questi termini parlando dopo la preghiera del venerdì in una moschea di Rize, località sul Mar Nero di cui la sua famiglia è originaria. «Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti», ha aggiunto Erdogan nel suo discorso

Ore 9.20 – Pasdaran: «Il nostro portavoce ucciso dagli attacchi Usa-Israele»

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il loro portavoce Ali Mohammad Naini. Naini "è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all'alba", hanno affermato le Guardie in una dichiarazione sul loro sito web Sepah News. 

Ore 9.14 – Khamenei, bisogna creare insicurezza per i nemici

«Il Ministero dell'Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani». Lo si legge in un messaggio attribuito alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in cui ha espresso le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian «per il martirio del ministro dell'Intelligence Esmaeil Khatib». Nel messaggio pubblicato su Mehr News, l'agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale di proprietà statale, Khatib viene descritto come «un veterano di guerra instancabile» che «ha profuso grandi sforzi per la causa della Rivoluzione Islamica».

Ore 9.10 – Erdogan: «Israele ha ucciso migliaia di persone, ne pagherà il prezzo»

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato Israele di avere ucciso migliaia di persone, aggiungendo che lo Stato ebraico ne pagherà il prezzo. "Questo Israele sionista ha ucciso centinaia e migliaia di persone", ha detto il leader turco, ieri sera, durante una cerimonia per la conclusione del Ramadan, dopo la preghiera in una moschea di Rize, sulla costa del Mar Nero. "Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo", ha aggiunto Erdogan, come riferisce Anadolu, sottolineando che "il Medio Oriente è incandescente in questo momento". 

Ore 9 – Tajani: «Si deve arrivare a un accordo Iran-Usa su Hormuz»

"Noi dobbiamo dire all'Iran di non attaccare più Paesi come quelli del Golfo, che sono nostri amici, nostri alleati, che non hanno nulla a che vedere con gli attacchi che ci sono stati da parte israeliana e da parte americana. Tutte e due le parti devono comprendere che bisogna fare un passo in avanti". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Mattino5. L'Iran, ha aggiunto, "deve chiudere la stagione del nucleare, cioè la bomba atomica non può essere più parte del progetto, e deve smettere di attaccare Paesi che non hanno nulla a che vedere con la guerra, compresa la Turchia che è un paese Nato, compresa Cipro che è un paese dell'Unione Europea. Il tentativo di creare il caos nell'area è inaccettabile da parte di un regime autoritario. Ieri sono stati arrestati nel Golfo alcuni terroristi di una cellula iraniana, quindi questo va detto. E gli americani credo che poi debbano comprendere che a un certo punto si deve costringere l'Iran ad arrivare a un accordo e trovare una soluzione per Hormuz".

Ore 8.45 – Idf, raid in Siria

"In risposta agli eventi di ieri in cui sono stati attaccati civili drusi, l'Idf ha colpito un centro di comando e armi in complessi militari appartenenti al regime siriano nella Siria meridionale". Lo scrive su X l'Idf. "Le Forze di Difesa Israeliane non tollereranno alcun danno nei confronti della popolazione drusa in Siria e continueranno a operare per difenderla - aggiunge il post - Le Forze di Difesa Israeliane continuano a monitorare gli sviluppi nel sud della Siria e agiranno in conformità con le direttive provenienti dalle autorità politiche". 

Ore 8,20 - Sri Lanka: «Abbiamo respinto la richiesta Usa di schierare 2 jet sull'isola»

Il presidente dello Sri Lanka, Anura Kumara Dissanayake, ha dichiarato che a inizio marzo il suo Paese ha negato agli Stati Uniti il permesso di stazionare due dei loro aerei da guerra in un aeroporto nel sud dell'isola. "Volevano portare due aerei da guerra armati con otto missili antinave da una base di Gibuti all'aeroporto internazionale di Mattala dal 4 all'8 marzo e noi abbiamo detto di no", ha affermato Dissanayake.

Ore 8.05 – Nella notte forti esplosioni in più città dell'Iran

Nella notte sono state segnalate forti esplosioni in diverse città iraniane. Lo scrive Iran International. Secondo le prime informazioni, le esplosioni si sono verificate a Bandar Lengeh e Isfahan, mentre a Yazd le autorità hanno riferito che due siti militari alla periferia della città sono stati presi di mira nelle prime ore del mattino. Esplosioni sono state udite anche nelle contee di Bardsir e Baft, nella provincia di Kerman, e ad Arak. 

Ore 8 – Pasdaran: «Non abbiamo carenze nelle scorte di missili»

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato che la produzione di missili continua nonostante il conflitto in corso, aggiungendo che non vi sono carenze nelle scorte. Lo scrive Iran International. "La nostra industria missilistica ha meritato il massimo dei voti nel 2025 e non c'è motivo di preoccuparsi a questo proposito", ha dichiarato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Ali Mohammad Naini, aggiungendo che la produzione prosegue in condizioni di guerra e avvertendo di "sorprese" e operazioni più complesse in futuro. 

Ore 7.20 - Libano, all'alba raid aerei di Israele nel sud, molti feriti

Israele ha effettuato attacchi aerei contro città del Libano meridionale, causando numerosi feriti, secondo quanto riportato venerdì dai media statali. "Aerei da combattimento nemici israeliani hanno colpito all'alba, prendendo di mira le città di Bafliyeh e Hanine nei distretti di Tiro e Bint Jbeil", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale Nna, aggiungendo che le forze israeliane hanno colpito altre cinque città nel sud del Paese. 

Ore 7 – Kuwait, incendio in una raffineria dopo attacchi di droni

Un incendio è scoppiato oggi in una raffineria appartenente alla compagnia petrolifera nazionale del Kuwait a seguito di attacchi di droni, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale del Paese. "La raffineria di Mina Al-Ahmadi, di proprietà della Kuwait National Petroleum Company (Knpc), è stata presa di mira questa mattina presto da diversi attacchi ostili di droni che hanno provocato incendi in alcune delle sue unità", portando alla chiusura di diverse di esse, secondo la Knpc, dopo un attacco avvenuto il giorno precedente allo stesso impianto che aveva già causato un incendio.

(Unioneonline)

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