Violenti scontri a fuoco in Libano, dove sono stati colpiti edifici e aree all’interno del quartier generale dell’Unifil. E i peacekeepers dell’Onu, tra cui ci sono circa 1.300 italiani e 500 “dimonios” della Brigata Sassari, si sono rifugiati nel bunker.

Mentre Donald Trump inizia a trattare con l’Iran, dunque, si fanno sempre più violenti gli scontri sul fronte libanese tra Israele e Hezbollah.

Nelle ultime 48 ore, si legge in un comunicato della missione Onu, si sono registrati «intensi scontri a fuoco ed esplosioni all’interno e nei dintorni del villaggio di Naqoura, vicino al quartier generale dell’Unifil. Proiettili, schegge e frammenti hanno colpito edifici e aree aperte all’interno del nostro quartier generale, mettendo a rischio i caschi blu». Dunque, «per evitare di essere feriti», i soldati sono stati «confinati» nei bunker.

E ancora oggi, poco prima di mezzogiorno, un proiettile ha colpito un edificio nel quartier generale della missione e gli esperti nello smaltimento di ordigni sono al lavoro per neutralizzarlo. «Riteniamo che sia stato sparato da un attore non statale», precisa Unifil, che chiede alle parti coinvolte nel conflitto di «deporre le armi e lavorare per una soluzione a lungo termine». E, in ogni caso, li richiama alla loro «responsabilità di garantire la sicurezza dei caschi blu e di evitare qualsiasi azione di combattimento che possa metterli in pericolo».

(Unioneonline/L)

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