Le rive del lago di Ginevra potrebbero fare da sfondo al tanto atteso accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Seppur il condizionale resti d'obbligo, dopo settimane di anticipazioni e smentite, perfino il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi si è sbilanciato affermando che "il memorandum di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione".  Messaggio immediatamente rilanciato sui social da Trump, che canta già vittoria per quello che considera uno storico accordo. Trump ha anche riferito al giornalista di Axios Barak Ravid di ritenere possibile la firma dell'accordo con l'Iran nel weekend o lunedì. E sempre secondo Axios, portale che avanza la possibilità di una firma dell'accordo domenica a Ginevra, quattro aerei C-17 statunitensi sarebbero già decollati alla volta dell'Europa trasportando "materiale per un possibile viaggio" di J.D. Vance. Stando a Reuters online, sarà proprio il vice presidente a firmare l'intesa con la controparte iraniana, rappresentata dal capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. E in serata, ad alimentare l'ipotesi si è aggiunta anche la notizia di una telefonata tra i ministri degli Esteri di Pakistan e Svizzera

Secondo il tycoon, dal negoziato gli Usa avrebbero ottenuto «tutto quello che volevano»: il materiale nucleare iraniano verrà distrutto e rimosso, il programma nucleare iraniano smantellato, i fondi iraniani congelati non saranno sbloccati finché non saranno soddisfatte le condizioni - punto sottolineato chiaramente da Vance -, lo Stretto di Hormuz sarà aperto, e l'Iran non finanzierà più gruppi terroristici.

Ben diversa la versione riportata dai media iraniani, secondo cui la Repubblica islamica non ha in alcun modo ceduto la gestione di Hormuz. E soprattutto, non è stato raggiunto alcun accordo sul nucleare, tema da affrontare nei 60 giorni successivi alla firma del memorandum.

Ad alimentare le tensioni anche Israele: «Finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo», ha sottolineato il premier Benyamin Netanyahu mentre il suo ministro della Difesa, Israel Katz, ha chiarito che l'Idf  «non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza», con un funzionario Usa che ha invece chiarito che l'intesa include anche il Libano.

Dal presidente Trump, intanto, un affondo agli alleati europei, a cui non perdona di averlo scaricato nel braccio di ferro con Teheran. Li definisce "irrilevanti", anche se apre a un possibile loro ruolo in futuro. «Possono essere molto d'aiuto, ha affermato nel corso di un'intervista al Corriere della Sera.

ll presidente statunitense non ha anche ancora confermato la sua presenza al G7 presieduto da Emmanuel Macron, in programma dal 15 al 17 giugno. Secondo alcune voci, non è escluso che decida di partecipare alla riunione solo se avrà in tasca la firma dell'accordo con Teheran.

(Unioneonline)

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