Italia e Danimarca hanno promosso una lettera ai vertici dell'Ue «in relazione ai recenti sviluppi alla frontiera esterna dell'Unione europea a Ceuta». La missiva, firmata da 22 Paesi – tra i quali non figurano Spagna e Francia – e indirizzata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio dell'Ue Micheál Martin, chiede alla presidenza irlandese la «convocazione urgente di una videoconferenza straordinaria dei ministri dell'Interno» per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una «risposta europea coordinata». 

Von der Leyen ha accolto con favore la richiesta di una videoconferenza straordinaria, che si terrà il prossimo martedì, ribadendo che «la lotta contro l'immigrazione clandestina richiede solidarietà e una risposta europea unitaria»E in un post su X ha affermato che la gestione della crisi dimostra «perché il controllo delle nostre frontiere europee è importante. Abbiamo un sistema solido, ma deve essere ulteriormente rafforzato. Dobbiamo rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico e mantenere uno stretto coordinamento tra tutte le autorità». Von der Leyen ha aggiunto che l'Ue ha «bisogno di un processo di apprendimento dagli errori commessi per migliorare la nostra resilienza europea» e ha ricordato che «la Commissione ha offerto il suo sostegno alla Spagna fin dal primo momento». 

Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, ha inviato una lettera alle istituzioni europee per esprimere «seria preoccupazione riguardo alla recente reazione che alcuni governi europei hanno mostrato» rispetto alla crisi migratoria di Ceuta. Nella missiva, visionata dall'ANSA, il premier sollecita la convocazione urgente di una riunione dei ministri dell'Interno dei Ventisette per «stabilire una risposta comune» e riaffermare che «la sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa di tutti gli Stati membri, e non solo di quelli sulla prima linea dell'Unione».

Nella lettera Sanchez definisce «piuttosto asimmetrica» la reazione dell'Ue alla crisi. «La maggior parte» dei governi «ci ha mostrato sostegno e solidarietà, offrendo assistenza», scrive. «Altri, invece, hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere l'esclusione temporanea dall'area Schengen. Un simile atteggiamento – dettato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici – non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono, ma anche agli interessi a lungo termine dell'Europa e al più elementare buonsenso», aggiunge, in riferimento alla decisione di Roma senza tuttavia citare esplicitamente l'Italia.

Il premier spagnolo sottolinea inoltre che «Ceuta non fa parte dello spazio Schengen poiché non vi sono quasi migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell'Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni (2021-2026)». E da Ceuta il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che «in meno di 48 ore si sta raggiungendo la normalità», dopo l'arrivo in massa di circa 50.000 persone e il rientro della gran parte nel Paese d'origine. «Chi è entrato in maniera irregolare non ha alcuna opzione di regolarizzazione», ha dichiarato, aggiungendo che «la strumentalizzazione dell'immigrazione irregolare da parte delle mafie costa vite» e confermando che «almeno 67 persone sono morte» nel tentativo di raggiungere a nuoto la città autonoma.

(Unioneonline/D)

© Riproduzione riservata