L’accordo per il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Libano è stato bocciato da Hezbollah, secondo cui «qualsiasi intesa accettabile deve iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese».

Niente da fare dunque, mentre continuano gli attacchi incrociati delle milizie libanesi e dell’Idf. Ieri è rimasto ucciso un soldato dell’Unifil, nella notte almeno sette persone sono morte in attacchi israeliani sulla città di Tiro, nel sud del Libano. Un raid nei pressi dell'ospedale Jabal Amel ha provocato quattro morti e sette feriti, causando anche lievi danni alla struttura sanitaria. Un altro attacco ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre cinque, tra cui due bambini.

E in mattinata Benjamin Netanyahu, durante una riunione di gabinetto con il ministri del governo, ha fatto sapere che non metterà ai voti l’ultima versione dell’accordo di cessate il fuoco finché Hezbollah non ne avrà accettato i termini.

I ministri, criticando il fragile cessate il fuoco, hanno chiesto che venisse sottoposto al voto del governo. Netanyahu si è tuttavia rifiutato di indire una votazione, dichiarando ai ministri che «al momento non c'è alcun accordo» perché Hezbollah si è rifiutato di accettarne i termini. «Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione».

La guerra in Libano, dunque, continua. E questo si ripercuote anche sull’Iran e sul mondo intero: perché senza una tregua in Libano, Teheran non è disposta a trovare un accordo con gli Stati Uniti per la fine del conflitto e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

(Unioneonline)

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