Ceuta, Paesi “contro” in Unione Europea. E Donald ringrazia
Esiste davvero una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna? Nel frattempo ogni tensione all’interno del circuito europeo ne indebolisce le istituzioniQuelle del 30 e del 31 luglio sono state giornate particolarmente complesse sul piano migratorio. Si è infatti registrato l’ingresso a Ceuta, enclave spagnola in Nord Africa (che non fa parte dello spazio comune Schengen a condizioni analoghe a quelle della Spagna continentale), di circa sessantamila migranti nell’arco di sole ventiquattro ore provenienti dal Marocco.
Vero è che l'emergenza sembra sia rientrata velocemente grazie al rimpatrio concordato della copiosa ondata di persone. Ma la reazione del Governo Italiano e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha esitato nel farsi attendere con l’annuncio del ripristino dei controlli delle frontiere marittime e aeree con la Spagna. Misura definita impropriamente "sospensione dell’accordo di Schengen”. Il punto, tuttavia, al netto della propaganda che parrebbe sottendere siffatto atteggiamento intransigente, sembrerebbe un altro e di tutt’altra consistenza: posta la indiscutibile collocazione geografica di Ceuta nel Nord Africa, che utilità pratica può mai avere, nella situazione contingente, l’idea di fermare il possibile arrivo di migranti dalla Spagna attraverso il ripristino dei controlli alla frontiera con quel Paese? Tanto più allorquando, la Spagna, notoriamente, neppure confina direttamente con il nostro Paese. Intendiamoci meglio: esiste davvero, in conseguenza dei fatti di Ceuta, una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna? Si tratta di una misura realmente necessaria e proporzionata? Probabilmente sembrerebbe proprio di no al netto di ogni considerazione anche solo prudenziale. E non è che sia strettamente necessario “simpatizzare” per Sanchez o per la “sinistra” in generale per apprezzare con doverosa obiettività la circostanza. Basta forse guardare una cartina geografica.
La “sospensione di Schengen”, a voler assecondare l’utilizzo improprio dell’espressione, peraltro, non rappresenta affatto una novità nella storia dell’Unione, e sono diversi gli esempi, anche recenti, a cui, pur tuttavia, non pare essere stata data la stessa enfasi, come in occasione dello svolgimento del G7, del G8 e del G20. Ma allora, perché il caso Ceuta ha innescato una reazione così forte e impattante sul piano quanto meno simbolico da parte del Governo Italiano? Forse (la formula dubitativa si impone) solamente perché ad essere coinvolta è la Spagna di Pedro Sanchez che si è contraddistinto in Europa per la sua fiera opposizione a Donald Trump. Potrebbe essere: del resto a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca. Non va dimenticato infatti che Pedro Sanchez, di fatto antagonista fortissimo (si potrebbe dire) di Giorgia Meloni in Europa, ha costruito buona parte della sua immagine pubblica ponendosi come leader garante del rispetto del diritto internazionale contro ogni automatica adesione alle iniziative di Washington.
E forse perché con l’avvicinarsi delle prossime “politiche” e con le frizioni più o meno evidenti all’interno della coalizione di maggioranza, Fratelli d’Italia avverte l’esigenza di riaffermare con maggiore determinazione la propria leadership. Tutto può essere, il ventaglio delle ipotesi può essere ampio. Tuttavia, al di là ed oltre ogni considerazione di carattere politico, senza dubbio rilevante, la circostanza nel suo complesso dovrebbe indurre ad una attenta riflessione sui contraccolpi in ambito europeo ed anche extra europeo che il caso Ceuta può riverberare. Dicendolo diversamente: ogni tensione all’interno del circuito europeo ne indebolisce le istituzioni e quindi anche la loro forza diplomatica nei rapporti esterni all’Unione Europea, soprattutto con l’America di Donald Trump che, dalla debolezza politica, economica e militare del Vecchio Continente avrebbe tutto da guadagnare vista e considerata la “ridefinizione”, se così si può dire, dei termini di una alleanza differente da quella sulla quale l’Unione Europea si era adagiata. A significare che restare uniti, coesi e compatti è l’unica risposta ad ogni forma di crisi, tanto interna quanto esterna.
Giuseppina Di Salvatore
