Oltre 120 proiettili lanciati dal territorio libanese verso Israele, che ha risposto con sette attacchi aerei e 120 colpi di artiglieria: è un’escalation continua quella che si registra lungo la Linea Blu gestita dalla missione Unifil dell’Onu, con la Brigata Sassari a comandare il settore Ovest.

L’ultimo report rilasciato dal portavoce dell’operazione di pace – sempre più a rischio – parla di «profonda preoccupazione» e di atti che costituiscono «gravi violazioni della risoluzione 1701», ossia del provvedimento che ha portato i Caschi blu nel territorio per monitorare la cessazione delle ostilità, che appare sempre più un miraggio. 

«La recente escalation lungo la Linea Blu», si legge nella nota ufficiale, «sta nuovamente causando lo sfollamento di centinaia di migliaia di residenti e la distruzione di vasti quartieri e villaggi. Centinaia di persone sarebbero state uccise e altre ferite. Come sempre in un conflitto, sono i civili a soffrire di più». Il 10 marzo i militari della Brigata Sassari hanno supportato l’evacuazione di migliaia di civili libanesi dalle zone più colpite dai raid di tel Aviv. 

Le forze di peacekeeping rimangono sul campo, fanno sapere dall’Unifil, «monitorando e segnalando imparzialmente gli sviluppi, fungendo da collegamento tra le parti e, ove possibile, facilitando il supporto umanitario e la protezione dei civili. Continuiamo a esortare le parti a porre fine alle ostilità e a rinnovare il nostro impegno per la piena attuazione della risoluzione 1701, per la sicurezza dei civili su entrambi i lati della Linea Blu. L'Unifil è in stretto contatto con i funzionari libanesi e israeliani e siamo pronti a sostenerli in questo, in ogni modo possibile». Ma quelli, pare, non ascoltano. Tanto che Israele ha annunciato: «Se Hezbollah non si ferma ci prendiamo il Libano». 

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