Niko Pandetta torna in carcere nel giorno del suo compleanno. I suoi comportamenti non hanno dimostrato  la  «reale adesione al percorso terapeutico e sono incompatibili con la prosecuzione della misura. La stessa deve essere provvisoriamente sospesa». E per il trapper si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. 

Pandetta, difeso dall’avvocato cagliaritano Riccardo Floris, aveva trascorso un periodo di detenzione in cella a Uta, dove era stato trasferito dopo aver effettuato una videochiamata  con il “collega” Baby Gang durante un concerto. Il problema era che lui si trovava in una cella dell’Ucciardone, a Palermo. 

Il soggiorno forzato in Sardegna dell’autore di “Maresciallo non mi prendi” si era concluso a ottobre: la misura era stata convertita nell'affidamento a una comunità terapeutica di Palestrina, per proseguire a scontare una pena di 4 anni e nove mesi per spaccio ed evasione.  

Al detenuto erano state imposte numerose prescrizioni. E di recente aveva chiesto il permesso poter partecipare alle registrazioni di un nuovo disco, con due sedute di quattro ore alla settimana. Il titolo è Malavita e tra i partner del progetto c’è Artie 5ive. Ma da rapporti di polizia è emerso un uso indiscriminato del cellulare e dei social – vietato – che il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha giudicato incompatibili con l’affidamento alla comunità terapeutica. E ha disposto il trasferimento in carcere. 

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