Suicidio assistito con il comando oculare, è morta Libera: «Nessuno aspetti due anni per un suo diritto»
È la 14esima persona in Italia ad avervi avuto accesso: la prima con quel tipo di dispositivo(foto simbolo Archivio)
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Una settimana fa aveva ricevuto il dispositivo a comando oculare che attendeva da tempo, ordinato dal tribunale di Firenze dopo che il suo caso era arrivato davanti alla Consulta. Ieri Libera, nome di fantasia di una 55enne toscana, è morta nella sua casa col suicidio assistito grazie a quel macchinario. Da due anni combatteva per «poter esercitare un diritto che» già le apparteneva, queste le ultime parole che ha affidato all'associazione Luca Coscioni da sempre al suo fianco: porre fine alle sofferenze causate dalla sclerosi multipla progressiva che l'aveva colpita nel 2007 paralizzandola dal collo in giù. Nel luglio 2024 la Asl Toscana nord ovest l'aveva ammessa alla procedura del fine vita ma le sue condizioni le impedivano di autosomministrarsi il farmaco letale. Grazie a quel dispositivo realizzato per lei dal Cnr, ha «ottenuto il suicidio assistito»: è la 14esima persona in Italia ad avervi avuto accesso, la prima con una strumentazione a comando oculare.
La storia della battaglia di Libera diventa pubblica due anni fa. A rivelarla l'associazione Coscioni: a marzo 2024 chiede alla Asl di poter accedere al fine vita, la prima risposta è negativa perché rifiuta la nutrizione artificiale con la peg. «Pretendono che io mi sottoponga a un trattamento sanitario invasivo per poi poterlo interrompere e ricorrere al suicidio assistito. Tutto questo è crudele e umiliante», le sue parole di allora. Il parere della Asl diventa poi positivo a seguito della sentenza della Consulta che sempre nel luglio 2024 estende il concetto di “trattamento di sostegno vitale”, tra i quattro requisiti per poter aver accesso al fine vita. Per Libera però inizia un'altra battaglia: assistita da un team legale coordinato da Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Coscioni, fa ricorso al tribunale perché autorizzi il suo medico ad aiutarla a morire non potendo farlo da sola.
Viene sollevata la questione di costituzionalità sull'eutanasia che la Consulta, il 25 luglio scorso, dichiara inammissibile: il tribunale, afferma, «non ha motivato in maniera né adeguata, né conclusiva, in merito alla reperibilità di un dispositivo di autosomministrazione farmacologica azionabile dal paziente che abbia perso l'uso degli arti». Tutto torna al giudice ordinario che, dopo l'input della Consulta, chiede al ministero della Salute, all'Iss e al Consiglio superiore di sanità se esita un macchinario per Libera, approdando infine al Cnr che realizza un sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale grazie al quale la donna ha potuto attivare autonomamente l'infusione endovenosa del farmaco.
«Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito», questo il messaggio di Libera diffuso dopo la sua morte.«La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un'attesa, allora avrà avuto senso».
«Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata», così ancora Libera che ha ringraziato «profondamente» l'associazione Coscioni, «che mi ha dato voce e strumenti per vedere riconosciuto questo diritto» e «con sincera gratitudine, il mio medico, Paolo Malacarne». «A Libera va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri», le parole di Filomena Gallo e di Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Coscioni promotrice anche della proposta di legge regionale Liberi subito che il Comune di Genova oggi ha reso noto di appoggiare.
(Unioneonline)
