Scontri No Tav, più di 120 gli agenti feriti. Il movimento: «Grande giornata di lotta per la Val di Susa»
Ieri la guerriglia di oltre un’ora al cantiere di Chiomonte, identificati 450 manifestanti(Ansa-Brizzi)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sono 450 al momento gli identificati per gli scontri di ieri in val di Susa durante la protesta No Tav. Lo si apprende da fonti qualificate. Superano quota 120 i feriti tra le forze dell'ordine. In particolare sono 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 militari della guardia di finanza.
E il movimento No Tav rivendica la manifestazione di ieri: «Una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di quindici anni dall'esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all'ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell'ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi».
Circa 20mila le persone presenti ieri alla manifestazione. Alcune centinaia di antagonisti, incappucciati e armati di molotov, bombe carta, razzi e pietre, hanno lanciato un vero e proprio assalto ai cantieri di San Didero e soprattutto di Chiomonte, presidiati dalle forze dell’ordine. Il gruppo ha attaccato su più fronti, seguendo una strategia ben organizzata, dando vita a una vera e propria guerriglia durata oltre un’ora. Sono gli antagonisti del cosiddetto “Blocco Nero”, eredi dei black bloc che tra le altre cose furono protagonisti nel 2001 dei violenti scontri durante il G8 di Genova. Non solo italiani, anzi, c’erano moltissimi francesi in particolare, ma anche spagnoli e tedeschi.
Si legge ancora nel comunicato: «Da Mattarella a Salvini l'arco istituzionale si è espresso nelle ore successive. Solidarietà alle forze dell'ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come "il frutto marcio della sinistra" rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi. La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento. I politicanti di ogni risma - concludono i No Tav - devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti. A sarà dùra!», la chiosa col motto in dialetto ormai storico del movimento.
(Unioneonline)
