«Sospendere le repliche di Report per cautelare un marchio aziendale è una decisione che rischia di avere la stessa lettura che le bombe davanti casa mia siano state messe per amore. La conseguenza di questa decisione è che ad essere sospesa è la qualità del lavoro di una squadra, e soprattutto la memoria di fatti importanti di questo Paese». Così Sigfrido Ranucci in un post pubblicato sul proprio profilo Instagram dopo la decisione della Rai di sospendere "cautelativamente" la messa in onda delle repliche estive di Report.

Una mossa annunciata dalla Direzione Approfondimento della Rai, che ha spiegato di aver scelto di fermare temporaneamente le repliche «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda» che coinvolge il giornalista, precisando che il provvedimento è stato adottato «a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico». Resta invece confermato l'appuntamento con la nuova stagione del programma, prevista in autunno.

Ranucci aveva definito già nelle scorse ore «sconcertante» la scelta della Rai, dicendosi anche «preoccupato» che l'azienda pubblica abbia deciso di utilizzare «il pretesto di vergognose congetture, assurde, veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche».

Il no è arrivato poche ore dopo la pubblicazione di un video sui canali social di Report nel quale Ranucci annunciava le repliche estive e anticipava che la redazione era già al lavoro sulle nuove inchieste, invitando il pubblico a inviare segnalazioni. Fratelli d'Italia aveva quindi inviato una mail alla redazione chiedendo di approfondire quella che definiva la «curiosa amicizia» tra Ranucci e Valter Lavitola, pregiudicato, massone e faccendiere, indagato come presunto mandante dell'attentato ai danni del giornalista. Lavitola, sentito dal Tg1, continua a negare il suo coinvolgimento. «Io e Ranucci - spiega - saremmo stati due stupidi a farci da soli l'attentato. E io altrettanto a farglielo come atto d'amicizia a ottobre per poi fare un sondaggio a giugno su di lui come candidato del campo largo».

L'uomo spiega anche la genesi del progetto: «In ambienti dell'internazionale e democratici socialisti, dove io ho militato tutta la vita, mi hanno fatto vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa e tra questi pure Sigfrido. Un giorno l'ho invitato a pranzo, gli ho raccontato sta cosa... lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi, ho insistito un po'... fine delle trasmissioni! Poi gli ho detto senti sei un cafone, che ti costa dirmi se sta roba qua è così... c'hai paura? Insomma l'ho sfidato e lui mi ha corretto quattro domande».

Sul fronte delle indagini, intanto, gli inquirenti vanno avanti per cercare di risalire al movente dell'attentato. È stata perquisita l'abitazione di Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense di 49 anni - factotum di Lavitola - ritenuto l'intermediario che ha tenuto i rapporti con la banda avellinese autrice materiale dell'azione dinamitarda del 16 ottobre.

I carabinieri si sono recati in un appartamento di un comune del Nolano dove l'uomo, che si troverebbe in Camerun da mesi, vive assieme alla compagna. Anche la donna è stata ascoltata in una caserma come persona informata sui fatti. Da chi indaga, la figura di Gomes è ritenuta centrale. «Non l'ho fatto scappare, non l'ho spedito in Camerun - ha sostanzialmente detto l'ex editore - lui sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto». Chi era, invece, pronto a lasciare l'Italia, sempre in direzione Africa, era lo stesso Lavitola. L'indagato aveva già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione domiciliare - la sera del 4 luglio - è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.

Risposte, infine, potrebbero arrivare dall'analisi dei device trovati nella disponibilità di Lavitola e da 7 pagine dattiloscritte dall'indagato. Non si tratterebbe però del quesito che Lavitola aveva preparato, grazie anche all'aiuto di due giornalisti, per il sondaggio relativo a una possibile candidatura politica di Ranucci. Non è escluso, comunque, che gli inquirenti possano approfondire anche questa traccia investigativa con l'ascolto dei giornalisti.

(Unioneonline)

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