Vertice con Meloni a Niscemi: «Agiremo celermente». Inchiesta per disastro colposo, la frana non si ferma
La situazione si aggrava di ora in ora, oltre 1.500 persone hanno già abbandonato le proprie caseLa premier Giorgia Meloni è arrivata a Niscemi, il paese in provincia di Caltanissetta sconvolto dalla frana. Prima di giungere in Comune per un incontro con il sindaco, il prefetto di Caltanissetta e la Protezione civile, ha sorvolato in elicottero le zone colpite dal maltempo col capo della protezione civile con Fabio Ciciliano.
Mentre la Procura di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, a carico di ignoti, la situazione si aggrava di ora in ora: la frana con un fronte lungo 4 chilometri, che ha già costretto oltre 1.500 persone ad abbandonare le case, non s'arresta. Anzi.
«L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela», avverte Ciciliano dopo avere fatto un primo sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del dipartimento che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle proprie abitazioni. Ciciliano lo dice senza mezzi termini: «Bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva ed è in corso un censimento delle persone che vanno sostenute».
Per poter intervenire nella zona rossa, per ora off limits anche per vigili del fuoco e polizia municipale, bisognerà aspettare «la conclusione del deflusso dell'acqua». E quindi al momento, chiarisce Ciciliano, «non è possibile fare una stima dei danni». Quando le condizioni di agibilità nell'area lo consentiranno sarà fatto anche un «focus specifico» per verificare eventuali abusi edilizi sugli edifici, «molti dei quali però - sostiene il vicesindaco di Niscemi, Pietro Stimolo - sono stati realizzati prima del 1977, quando non c'era un regime di concessioni, quindi non dovrebbero esserci situazioni di irregolarità».
Agli sfollati, alcuni dei quali hanno protestato davanti al municipio gridando «vergogna», il governatore della Sicilia Renato Schifani assicura che la Regione si farà carico «di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle abitazioni». Intanto a breve potrebbero ricevere i primi aiuti. Non appena sarà perfezionata l'ordinanza di sgombero sarà attivata la procedura per poter fare ricorso al contributo di autonoma sistemazione (Cas) destinato alle famiglie rimaste fuori casa: 400 euro a nucleo più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese.
Il sisma del 1997
«Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere», rassicura Meloni. Sono tanti infatti gli abitanti a Niscemi che stanno rivivendo l'incubo di 29 anni fa. Era il 12 ottobre del 1997, poco prima delle 14 la gente scese in strada gridando al terremoto. Non si trattava di un sisma, ma di una frana che si è ripresentata negli stessi luoghi, ormai fantasma, di oggi: i quartieri Sante Croci, Pirillo, Canalicchio. Nel '97, l'allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di «ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico». La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l'affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Quando le ruspe s'avvicinarono al luogo di culto, una dozzina di persone fece da scudo per impedire la demolizione. Tra ricorsi giudiziari e proteste, la chiesa fu abbattuta. Lo stato d'emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri, almeno fino al 2007.
Il divieto di costruzione
L'area di Niscemi ha un vincolo geologico R4, che indica una area di rischio molto elevato, e dal 2007 c'è il divieto assoluto di costruzione. Ma già dal '97 e poi negli anni successivi con diverse frane che hanno anche provocato la chiusura delle strade provinciali, tutti sapevano dei rischi per l'abitato. Nel 2019 la Regione siciliana aveva finanziato con 1,2 milioni di euro la stabilizzazione del versante ovest della cittadina, rimasto isolato per la chiusura della strada provinciale 12 sempre a seguito di una frana. Sarebbero inoltre stati stanziati fondi della Protezione civile nazionali spesi però per gli espropri e rimuovere e abbattere la case pericolanti.
Nell'aggiornamento del 2022 il rischio geomorfologico in alcune zone della cittadina era stato elevato rispetto a quello codificato nel precedente piano di assetto idrogeologico (Pai), la procedura tecnica e normativa con cui le autorità di bacino modificano le mappe e le regole di sicurezza del territorio. L'aggiornamento era stato fatto dopo le segnalazioni del Comune di Niscemi su fenomeni franosi risalenti al 2019 che si erano verificati in diverse zone, tra cui le strade provinciali 10 e 12, proprio quelle colpite dalla frana e ora impraticabili. Come emerge dal decreto di allora, quattro anni fa furono effettuati sopralluoghi da parte dei tecnici per verificare crolli, smottamenti e fenomeni franosi segnalati dall'amministrazione comunale. Ma non sono seguiti interventi.
(Unioneonline)
