«Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda». Agli atti degli inquirenti che indagano sulla morte di Domenico, il bimbo deceduto al Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato, la testimonianza raccolta dai pm di tre infermieri presenti in sala operatoria all'arrivo del cuore da Bolzano.

Il cestello venne estratto, dentro c'era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio. Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari. Poi la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido, per lui inevitabile, «per assenza di alternative» di trapiantare comunque il cuore a Domenico che sarebbe morto due mesi dopo.

Testimonianze che aprono un altro squarcio sulle drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso. 

Intanto ieri a Bolzano sono arrivati gli ispettori del ministero con i carabinieri del Nas. E mentre proseguono le indagini emergono nuovi elementi sulle fasi dell’espianto effettuato a Bolzano, in sala operatoria ci sarebbero stati momenti di tensione tra i medici.

Inoltre per la prima volta, intervistato dal Corriere, ha parlato il papà del piccolo Domenico, che non riesce a contenere l’ira per quel cuore trasportato in un «frigo da picnic». E non solo per quello: «Il 23 dicembre i medici non hanno avuto il coraggio di dirci la verità. Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo. Così, poi quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto».

(Unioneonline)

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