Esplode il caso della grazia a Nicole Minetti: poche ore dopo la richiesta di ulteriori accertamenti della presidenza della Repubblica, il ministero della Giustizia in una nota riporta che la procedura che ha portato al provvedimento di clemenza è stata seguita in maniera corretta. Ma mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Palazzo Chigi viene ricevuto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per «provvedimenti in materia di giustizia» è stata firmata l'autorizzazione richiesta dalla Procura generale della Corte d'Appello di Milano per nuove verifiche sugli elementi che hanno portato a quella grazia. 

Ad alimentare dubbi, prima del Colle poi degli uffici di via Arenula, sono le ombre calate sull'adozione di un bambino uruguaiano dopo un'inchiesta del Fatto Quotidiano.

Era stato proprio quell'accoglimento familiare, legato alle condizioni di salute precarie del piccolo, a portare al procedimento in favore di Minetti di fatto cancellando le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato (per i processi Rimborsopoli e Ruby ter) che avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali.

 Minetti ha adottato il bambino assieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, erede della dinastia dell'Harry's Bar che compare negli Epstein files. La Procura generale della Corte d'appello di Milano, dopo il via libera del ministero, apre una nuova pista all'estero per effettuare nuovi accertamenti.

Accertamenti attraverso l'Interpol «a tutto campo e con urgenza» su fatti «indicati gravissimi». I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall'estero, come dall'Uruguay, «su tutte le persone» di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore. «Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili – spiegano la Pg Francesca Nanni e il sostituto Pg Gaetano Brusa – Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l'interesse di tutti è chiarire i fatti indicati».

Dopo le nuove verifiche «noi - ha aggiunto - siamo sempre tenuti a dare un parere e potremo evidentemente anche modificarlo e anche il Ministero darà un parere e poi il Presidente deciderà». Sul caso «potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche. Voglio accertare, prima come cittadina e poi come magistrato, i fatti indicati». 

Al momento in Italia tutto risulta regolare, almeno dal punto di vista procedurale. Resta da capire cosa potrebbe succedere nelle prossime ore.

La grazia per Minetti per ora non è sospesa né revocata, ma ciò potrebbe avvenire se venisse accertato che il provvedimento è stato ottenuto basandosi su presupposti falsi o mendaci. Dunque l'affaire Minetti è tutt'altro che concluso. Una volta terminate le verifiche della Procura generale della Corte d'Appello, il Guardasigilli prenderebbe atto di ciò che emerso, nel bene e nel male, comunicandolo al presidente della Repubblica.

Nell'istanza presentata dagli avvocati della ex igienista dentale, posti a fondamento della domanda, c'erano i suoi «straordinari profili umanitari, la necessità di assicurare continuità di cura e stabilità familiare e la sua rieducazione e reinserimento sociale maturati nel tempo». Concetti ribaditi nell'istruttoria di cinquanta pagine, che ha posto le premesse alla grazia. Documento che è passato dall'ufficio legislativo del ministero e sarebbe approdato anche sulla scrivania dell'allora capo di gabinetto del ministro Giusi Bartolozzi.

LA NOTA – Sulla vicenda è intervenuta con una nota anche la stessa Nicole Minetti. «Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica» , le sue parole. «Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori» ha poi proseguito.

Minetti precisa inoltre «di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna». Quanto alla faccenda delle cure «di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio – spiega - io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili». «In tale contesto - aggiunge - è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso».

Sulla vicenda in giornata è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni: «Piena fiducia nell’operato del ministro Nordio».

(Unioneonline/D)

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