Bimbo con il cuore “bruciato”, consulto con esperti da tutta Italia per non abbandonare la speranza
Il summit medico mercoledì a Napoli, la mamma: «Io non mollo». In Procura sentito un cardiologo del MonaldiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Per decidere se il bambino da due mesi in gravissime condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato possa essere sottoposto o meno all'impianto di un nuovo organo l'ospedale Monaldi chiama a consulto esperti di tutta Italia.
La valutazione clinica degli specialisti interni era attesa per oggi, poi slittata a domani e infine fissata a mercoledì: ma la novità è l'annuncio, avvenuto in serata, del coinvolgimento di sanitari di primo piano da altre regioni. In attesa di mercoledì il bimbo resta nella lista dei trapiantandi.
«Non mollo, non perdo la speranza», dice mamma Patrizia che anche oggi, come ogni giorno, è andata a trovare il suo "piccolo guerriero" e a ricevere notizie dai medici.
Notizie, pessime, erano quelle giunte ieri dal Bambin Gesù di Roma, interpellato per una consulenza. Secondo l'ospedale pediatrico capitolino il bimbo non può essere sottoposto a un secondo trapianto, a causa delle complicanze insorte dopo quasi due mesi di sopravvivenza con un macchinario per la respirazione e la circolazione extracorporee. Emorragia cerebrale, un'infezione non controllata e l'insufficienza renale, polmonare ed epatica sono i fattori che creano alto rischio di mortalità nel caso di un nuovo trapianto, anche a causa delle terapie immunosoppressive contro il rigetto.
D'altro canto, a meno di un miracolo queste patologie nel tempo sono destinate a peggiorare e senza un cuore funzionante il destino del bimbo appare comunque segnato. In parallelo all'attesa angosciosa dei familiari va avanti l'inchiesta della procura di Napoli (coordinata dall'aggiunto Antonio Ricci, pm Giuseppe Tittaferrante), che finora ha iscritto nel registro degli indagati sei sanitari, tra medici e paramedici del Monaldi, con l'ipotesi di lesioni colpose: sotto i riflettori dei pm tutto ciò che è accaduto il 23 dicembre scorso, quando l'équipe dell'ospedale napoletano si recò a Bolzano per prelevare il cuore che nel pomeriggio fu impiantato al piccolo paziente rivelandosi subito non funzionante.
Secondo la famiglia, l'organo fu "bruciato" durante il trasporto per l'uso di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale, e prima dell'intervento nessuno si accorse dei danni al cuore. L'indagine è complessa, sia per i quasi due mesi trascorsi dall'evento sia perché coinvolge diversi soggetti, competenza e responsabilità.
(Unioneonline)
