Autovelox, cosa sta succedendo in Italia?
Ecco perché a maggio rischiano di essere spenti migliaia di dispositivi per il rilevamento della velocitàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Cosa sta succedendo con gli autovelox in Italia? Facciamo un po’ di chiarezza.
Nel panorama della sicurezza stradale italiana, quello appena passato e quello in corso rappresentano anni di svolta per gli autovelox. Con l'obiettivo di uniformare norme e pratiche, il ministero dei Trasporti (Mit) ha introdotto riforme significative.
Una delle principali innovazioni è il censimento nazionale degli autovelox, culminato il 28 novembre 2025 con la pubblicazione della lista ufficiale sul portale velox.mit.gov.it. Entro questa data, Comuni, Province e forze di polizia hanno dovuto comunicare tutti i dispositivi attivi, per un totale di circa 3.800 registrati su una stima informale di 11.000 presenti sul territorio.
Questa mappatura digitale, consultabile online, permette agli automobilisti di verificare la legittimità di un autovelox prima di contestare una multa.
Dal 30 novembre 2025, infatti, solo i dispositivi censiti possono generare sanzioni valide.
Parallelamente è stato varato un nuovo decreto ministeriale su omologazione, taratura e verifiche periodiche ed è stato notificato alla Commissione Europea il 3 febbraio.
Il provvedimento stabilisce criteri rigorosi: omologazione del prototipo con decreto pubblicato, controlli di conformità da organismi accreditati e stop all'uso in caso di verifiche negative.
Di rilievo il dato emerso: solo poco più di 1.000 autovelox su quelli censiti soddisfano già i nuovi requisiti. Migliaia sono a rischio spegnimento entro maggio 2026. Questo potrebbe innescare una valanga di ricorsi per multe emesse da dispositivi non omologati.
(Unioneonline/E.Fr.)
