Secondo le accuse un extracomunitario avrebbe, nel 2017 a Sassari, palpeggiato e strappato i vestiti di una donna, come lui, senza fissa dimora. Sullo sfondo un contesto di degrado e l’occupazione, per la notte, dell’allora edificio abbandonato di via XXV Aprile, l’ex centrale elettrica.

La presunta vittima, così aveva dichiarato durante il processo, era ritornata da sola nell’area per recuperare una borsetta venendo aggredita dall’uomo. Ieri in aula d’assise il collegio, presieduto da Monia Adami, a latere Valentina Nuvoli e Paolo Bulla, ha disposto l’assoluzione per l’uomo di origine africana, da tempo inserito nella vita lavorativa cittadina.

Il pm, Angelo Beccu, aveva sollecitato una pena di un anno e 6 mesi mentre l’avvocato della difesa, Raffaele Rocco, si era soffermato sulle contraddizioni emerse nella vicenda. Riferendo di una situazione complessa di “gestione” dei giacigli improvvisati e contesi al termine di giornate in cui l’obiettivo primario era riuscire a sopravvivere.

«L’imputato è stato colpito da alcune pietre perché occupava un materasso che qualcuno riteneva essere suo», aveva dichiarato in discussione il legale riannodando i fili di quanto sarebbe avvenuto nei giorni precedenti e smentendo che il suo cliente fosse fuggito dopo la presunta violenza. Ora quegli spazi sono in via di riqualificazione grazie alle risorse connesse al centro intermodale.

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