«Mi diceva: se chiedi aiuto, se gridi, io ti ammazzo».

Drammatica testimonianza oggi in tribunale a Sassari, da parte di una 60enne presunta vittima in un processo per maltrattamenti e lesioni a carico dell’ex marito.

La donna ha parlato delle continue vessazioni subite dal 2010 al 2023, soffermandosi in particolare sui due episodi contestati nell’imputazione. «Mi ha legata con lo scotch nuda a una sedia nel 2012 - ha raccontato in aula davanti alla giudice Marta Guadalupi - e mi ha cosparsa d’alcol avvicinandosi con un accendino e minacciando di darmi fuoco».

L’altro episodio risale invece al 2023, quando la donna sarebbe stata colpita con un pugno in faccia, poi lui le avrebbe puntato delle forbici sulla gola.

Episodio che coincide con l’epilogo della tormentata relazione perché, poco dopo, la donna è fuggita di casa all’alba e, soccorsa dalle forze dell’ordine, è stata accolta in una struttura protetta dove pian piano ha ripreso in mano la sua vita. Allontanandosi da quel rapporto violento e umiliante: «Usava le cinghie, i martelli di gomma o gli asciugamani bagnati in cui aveva messo una saponetta», ha raccontato.

A causare la sua ira una gelosia morbosa, che lo portava a minacciare di morte anche altre persone vicine alla moglie: «Quando mi colpiva mi diceva di andare in farmacia, di truccarmi. Mi diceva: ‘Se nessuno ha visto nessuno ti crederà’».

Il procedimento è arrivato davanti al giudice dopo una prima archiviazione: la pm è Ilaria Achenza, la difesa dell’uomo è affidata ai legali Maria Grazia Sanna e Mario Roggio, quella di parte civile all’avvocata Alessandra Pompili.

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