Processo Spes di Ozieri, gli avvocati: «No all'acquisizione dei documenti ecclesiastici»
I legali degli imputati per peculato e riciclaggio: «Atti tutelati dalla separazione degli ordinamenti tra Italia e Vaticano»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
No all’acquisizione dei documenti ecclesiastici. È l’istanza presentata ieri, in tribunale a Sassari, dagli avvocati Ivano Iai e Antonello Patané, difensori tra gli altri, in un processo che vede nove imputati, di Antonino Becciu, fratello dell’alto prelato Angelo, e don Corrado Melis, vescovo di Ozieri, accusati di peculato e riciclaggio.
Per loro e altri 4 l’accusa è di aver distratto i fondi dell’8 x mille, dal 2013 al 2016, verso la cooperativa Spes, presieduta da Becciu.
Nell’udienza di ieri sono stati sentiti i testi del pm Gianni Caria, ognuno referente delle Caritas parrocchiali. I legali, al termine dell’udienza, hanno opposto un rifiuto ad alcune parti della documentazione depositata dal pubblico ministero.
«Ci siamo opposti», riferiscono gli avvocati, «all'acquisizione di tutti i documenti ecclesiastici che, non avendo neppure rilevanza penale, costituiscono interna corporis acta della Chiesa: per essi vige, infatti, il principio di separazione tra i due distinti ordinamenti, Italia e Santa Sede, al cui riguardo è vietata l'interferenza nei reciproci affari».
«Nel caso oggetto del processo- continuano- si tratta, in particolare, di atti relativi all'attività religiosa e di culto, la cui tutela è prevista nell'art. 7 della Costituzione, nell'art. 7 della legge di revisione del Concordato e nella normativa sulla disciplina degli enti ecclesiastici (l. 222/1985)».
Per questi motivi i difensori hanno chiesto l'espunzione dal fascicolo e la restituzione alla Diocesi di Ozieri, la sola titolare del relativo diritto di proprietà. Il collegio, presieduto dal giudice Giancosimo Mura, a latere Monia Adami e Sara Pelicci, si è riservato di decidere alla prossima udienza del prossimo 25 marzo.
