Porto Torres, successo per il Festival culturale dedicato a De Andrè
Un progetto nato con l’obiettivo di trasformare un disco in un festivalPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è chiuso il sipario con un bilancio positivo sulla prima edizione di “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, il festival musicale e culturale interamente tratto dall’omonimo album di Fabrizio De André, che ha trovato spazio nel fine settimana a Porto Torres, nel parco Chico Mendes e e Balai.
Un progetto nato con l’obiettivo di trasformare un disco in un festival, facendo delle sue canzoni non soltanto un patrimonio musicale da celebrare, ma il punto di partenza per affrontare temi sociali, culturali e civili del nostro tempo. Da parte degli organizzatori al pubblico, agli artisti, gli ospiti, le istituzioni, le associazioni, i partner, gli sponsor, i volontari e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del festival.
Tre serate di incontri, dibattiti sui temi sociali, della sanità e sulla transizione energetica, musica, spettacoli e di danza e concerti. Il progetto promosso dall’associazione di promozione sociale Ispantu con il contributo dell’assessorato regionale al Turismo, mira a ripetersi in una seconda edizione di “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, in programma nel 2027, quando sarà “Un giudice”, uno dei brani più significativi dell’album di Fabrizio De André. La canzone sarà il punto di partenza per costruire un’intera edizione dedicata alla lotta contro le mafie, con particolare attenzione ai temi della legalità, della giustizia, dell’impegno civile e della responsabilità individuale e collettiva. Ancora musica, incontri, testimonianze e momenti di approfondimento daranno vita a un confronto tra artisti, magistrati, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, studiosi, associazioni e protagonisti della società civile.
«Con "Un giudice" vogliamo affrontare un tema difficile e profondamente attuale. Non vogliamo organizzare semplicemente una serie di incontri sulla legalità: vogliamo utilizzare la forza della cultura e della musica per parlare della criminalità organizzata, ma soprattutto delle donne e degli uomini che ogni giorno la combattono – ha detto l’ideatore, Fabrizio Serra -. Il festival vuole diventare un luogo nel quale linguaggi diversi possano incontrarsi e nel quale un disco scritto più di cinquant’anni fa possa ancora aiutarci a leggere il presente».
