Mores, aggredì un servo pastore: chiesti 7 anni di reclusione
Imputato un 43enne accusato di rapina aggravata e lesioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sette anni di reclusione per rapina aggravata, lesioni e porto d’armi atte a offendere. È la condanna sollecitata, oggi in tribunale a Sassari, dalla pm Maria Paola Asara nei confronti di un 43enne di Mores accusato di aver rapinato e aggredito nel 2019 un 40enne nigeriano, che lavorava per lui in un ovile come servo pastore, e imputato a sua volta per lesioni e porto d’arma. La sostituta procuratrice ha ricostruito l’episodio contestato confrontando le posizioni delle due parti in causa e le loro rispettive dichiarazioni. Partendo da quanto sostenuto dall’extracomunitario che, nel maggio di sette anni fa, viene trovato sanguinante a Chilivani e dichiara di esser stato ferito con la mazzetta e un coltello dal suo datore di lavoro, dal quale aveva tentato di fuggire perché non lo pagava né lo regolarizzava nonostante fossero trascorsi otto mesi alle sue dipendenze. Racconta di una colluttazione avvenuta in un tratto tra Mores e Chilivani e del furto che avrebbe commesso l’altro sottraendogli il cellulare e i documenti d’identità sotto la minaccia di una pistola. Scontro che sarebbe avvenuto mentre il 43enne accompagnava lo straniero in auto dall’ovile fino a Chilivani finché, a un certo punto, il viaggio si era interrotto in aperta campagna con le minacce e la lotta descritte dall’abitacolo all’esterno della macchina. Lotta in cui il 40enne, secondo quanto dichiarato, ha morso il dito dell’altro per difendersi procurandogli una semi-amputazione.
Meno dettagliata la versione del datore di lavoro che riporta come il servo pastore l’avrebbe fatto sbandare mentre guidava per poi assalirlo con il coltello e la mazzetta. Fornendo in questo senso una serie di particolari che la magistrata non ritiene credibili, sottolineando come alcuni di questi, dichiara in discussione, “sconfinino nel fantastico”. Per la pm l’uomo mente, assunzione che tiene conto anche delle intercettazioni in cui l’imputato si sarebbe contraddetto rispetto a quanto affermato in modo ufficiale, anche sul rapporto di lavoro che per il 43enne sarebbe iniziato appena 20 giorni prima. Sarebbe stato lui, in conclusione, ad aggredire il nigeriano e a minacciarlo.
Per questi motivi Asara chiede l’assoluzione per l’extracomunitario sia per l’imputazione del porto d’armi, perché non ha commesso il fatto, che per le lesioni, ritenendo che abbia agito per legittima difesa. Al contrario, ritiene provate tutte le accuse a carico del sardo di cui ha ricordato altri procedimenti che lo riguardano, dalla resistenza a pubblico ufficiale fino al riciclaggio e alle lesioni aggravate, chiedendo, come scritto, sette anni di reclusione oltre al pagamento di 1500 euro di multa.
L’avvocato difensore dell’extracomunitario, Giuseppe Onorato, associandosi alle conclusioni della pubblica accusa, ha voluto evidenziare la linearità della versione del suo cliente e quella, a suo parere, inverosimile dell’imputato italiano. Il collegio presieduto da Giancosimo Mura, a latere Monia Adami e Stefania Mosca-Angelucci, ha rinviato a maggio per la discussione dell’avvocato Gianluca Nonnis, difensore del 43enne.
