Uso personale o spaccio di cocaina? Su questa domanda si concentra il processo a carico di un 60enne di Sorso, arrestato lo scorso settembre dopo che i carabinieri, nella sua abitazione, avevano trovato 43 grammi di cocaina. Insieme allo stupefacente anche una pipa per crack, costruita in modo artigianale, delle sostanze da taglio e 400 euro. Indizi su cui si è costruita l’accusa dello spaccio e la richiesta di condanna a otto mesi per l’uomo sollecitata dal pm Giovanni Dore.

Una tesi che l’avvocato della difesa, Andrea Piroddi, ha cercato di smontare partendo dal primo assunto. Il suo cliente consuma cocaina ma questo non significa che la venda e quei grammi erano solo la scorta per “nutrire” una dipendenza. In più il 60enne ha la capacità economica per comprare la sostanza e non ha bisogno di fare il contrario, e i 400 euro ritrovati fanno parte di un prelievo dal bancomat fatto poco prima e dimostrato in aula. Mai trovato nell’atto di cedere droga e privo di precedenti, l’uomo per il legale è innocente ma, a distanza di 5 mesi, è ancora soggetto all'obbligo di firma in caserma. L’ultima parola spetterà alla giudice Silvia Masala che, tra un mese, disporrà la sentenza.

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