Francesco Soro saluta i vigili del fuoco: «Ho vissuto l'inferno della Panam Serena»
Nei trent’anni di servizio anche l’intervento sulla nave gasiera esplosa la mattina dell’1 gennaio del 2004: per domare le fiamme fu necessaria una notte di lavoroPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’ultimo timbro per l’uscita definitiva dal lavoro venerdì sera, al termine del turno di lavoro. Francesco Soro, originario di Nuoro ma portotorrese d’adozione, ha salutato il Corpo dei vigili del fuoco dopo oltre trent’anni di attività presso la sede del dipartimento di Porto Torres, anni dedicati a gestire emergenze e situazioni di pericolo.
Prima da militare, poi stagionale e infine l'ingresso nel Corpo dei caschi rossi. Il commosso saluto con il tradizionale suono delle sirene dei mezzi schierati dai colleghi, un caloroso abbraccio al pompiere che potrà godersi la meritata pensione. Umiltà, autoironia e stile, ma soprattutto disponibilità verso gli altri. «Con questo spirito mi sono dedicato con impegno a salvare coloro che si trovavano in difficoltà, senza mai tirarmi indietro davanti alle numerose emergenze. Il peggior ricordo è stato l’intervento nel tremendo incendio sulla Panam Serena, la nave gasiera esplosa la mattina dell’1 gennaio del 2004, uno squarcio e poi le fiamme, abbiamo recuperato un cadavere. Per domare l’incendio è stata necessaria tutta la notte, un ricordo terribile», racconta Francesco Soro.
Il vigile in congedo ricorda le vittime dell’alluvione di Olbia, l’inferno di fuoco nel palazzo di Alghero, il maxi rogo dell’impianto di smaltimento rifiuti di Truncu Reale, le fiamme che hanno divorato i capannoni Inversol nella zona industriale.
«A qualcuno può sembrare normale, ma ogni volta, con forza e coraggio, affronti situazioni dove si recuperano morti, anche giovani vite, che ti lasciano un segno. Non ho mai avuto paura, ma qualche momento di scoramento si, momenti di riflessione sulle difficoltà del lavoro, giusto un attimo, perché quando si tratta di soccorrere persone, non si ha neppure il tempo di pensare, si deve solo agire e in fretta». Nel 2016 anche una missione oltre confine, ad Amatrice a causa del terremoto che fece tante vittime. «Tra le situazioni difficili ci sono stati anche momenti di gioia – aggiunge, - persone che ti hanno applaudito per un salvataggio estremo, di una persona o di un animale, riconoscimenti che regalano sorrisi e soddisfazioni, anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili». Il prossimo “lavoro” sarà quello di dedicarsi alla campagna, con la famiglia, sua moglie e i suoi due figli. «Uno è carabiniere a Piombino, l’altro si sta preparando per discutere a breve la tesi di laurea».
