Trexenta in affanno: pochi giovani, meno lavoro e redditi sotto la media
Un quadro a tinte fosche, in cui aumentano le spese tra Gratta e vinci, lotterie, scommesse sportive, slot e gioco onlinePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La fragilità della Trexenta non si misura soltanto nelle case che si svuotano e nei paesi che perdono abitanti. Si legge anche nelle opportunità di lavoro che mancano, nei livelli di istruzione inferiori alla media regionale, nei redditi che non raggiungono quelli del resto della Sardegna e nella difficoltà di garantire prospettive a chi vive nei centri più piccoli. Un insieme di fattori che restituiscono l’immagine di un territorio esposto a difficoltà strutturali. A certificarlo è il Focus Trexenta del rapporto annuale sui flussi migratori realizzato dalle Acli: sei comuni su tredici raggiungono il punteggio massimo dell’Indice composito di fragilità comunale, su una scala da 1 a 10. Soltanto Ortacesus e Senorbì si fermano a un livello medio. E anche loro hanno ben poco da festeggiare. L’indice mette insieme dodici indicatori, articolati in quattro ambiti: territorio, ambiente, società e demografia, economia e imprese. Considera i rischi legati al territorio e la distanza dai servizi, ma anche il consumo di suolo, i rifiuti, le caratteristiche della popolazione, l’occupazione e il sistema economico. Metà degli indicatori riguarda le persone e il lavoro. È questo l’aspetto più significativo del quadro: la fragilità della Trexenta non è soltanto ambientale o geografica, ma soprattutto sociale ed economica.
I dati sull’occupazione e sull’istruzione aiutano a capire perché. Il tasso di occupazione della popolazione in età attiva si ferma al 59 per cento, contro il 62,2 per cento della Sardegna. Le persone con livelli elevati di istruzione rappresentano il 36,1 per cento, mentre la media regionale raggiunge il 46,8 per cento. Nessun comune della Trexenta arriva al reddito medio sardo. Sono indicatori diversi, ma raccontano una difficoltà comune: creare condizioni economiche e professionali capaci di sostenere le famiglie e offrire prospettive alle nuove generazioni. È in questo contesto che si inserisce il dato demografico. Al primo gennaio 2026 la Trexenta conta 20.601 abitanti, l’1,33 per cento della popolazione sarda. Il saldo è negativo per 150 residenti: i nuovi arrivi non bastano a compensare le nascite mancanti. Lo spopolamento, dunque, è una delle manifestazioni più evidenti di una fragilità che investe più ambiti. E l’invecchiamento della popolazione ne è, insieme, una conseguenza e un ulteriore fattore di difficoltà. A Gesico ci sono oggi quattro persone con più di 65 anni per ogni bambino sotto i 14 anni; vent’anni fa il rapporto era di 1,4 a uno. Mandas e Ortacesus superano i tre anziani per ogni giovane. Cambia così la composizione delle comunità e cresce la necessità di servizi sanitari, assistenziali e di collegamenti adeguati, proprio mentre diminuisce la popolazione che può sostenerli.
Un ulteriore elemento di riflessione arriva dai dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sul gioco legale. In un anno nei circuiti autorizzati della Trexenta sono stati spesi poco meno di 11 milioni di euro tra Gratta e vinci, lotterie, scommesse sportive, slot e gioco online. Senorbì è in testa con circa 4,3 milioni di euro, seguita da Mandas con poco più di 1,5 milioni, Guasila con 1,275 milioni e Ortacesus con circa un milione. Gesico chiude la graduatoria con 468 mila euro. I volumi di gioco non costituiscono, da soli, una misura della fragilità sociale o del rischio di dipendenza: risentono anche del numero di residenti e della diffusione dei punti autorizzati. Il possibile legame con il quadro socioeconomico della Trexenta resta però un’ipotesi da approfondire. Lavoro, istruzione, servizi, mobilità e sostegno alle comunità più piccole sono aspetti che si intrecciano e che richiedono una visione comune.
