La scoperta di una parte del rosone nella facciata della chiesa di Santa Barbara, patrona di Sinnai, continua a suscitare l'attenzione dei cittadini. I lavori di restauro della facciata della stessa chiesa e del campanile sono ancora in corso. In tanti si chiedono quale sarà il destino di questo rosone (o meglio di una parte di quest'opera che sarebbe stata pesantemente danneggiata nel Settecento per sistemare un finestrone per meglio illuminare l'interno della chiesa).

I resti del rosone saranno salvati con visibilità all'esterno e all'interno della chiesa. A darne notizia è don Mario Pili, parroco della cattedrale di San Pantaleo di Dolianova  e direttore dell'Ufficio dei Beni culturali della Diocesi di Cagliari.

«I lavori di restauro della facciata e del campanile della parrocchia di Santa Barbara Vergine e Martire a Sinnai - ha ricordato don Pili - sono stati finanziati grazie ai fondi dell’8x1000 alla Chiesa Cattolica, concessi dalla Conferenza Episcopale Italiana (70%), e cofinanziati dalla stessa comunità parrocchiale (30%)».

Il direttore dei beni culturali della diocesi ricorda anche che «la facciata della chiesa assunse l'aspetto attuale nella seconda metà dell'Ottocento, quando, in seguito al crollo parziale della parte sommitale della torre campanaria e alla sua successiva ricostruzione, si decise di abbellirla in stile neoclassico, caratterizzandola con un grande timpano triangolare sorretto da quattro lesene che inquadrano, al centro, il grande portale d'ingresso e la lunetta sovrastante».

«Negli anni Sessanta del secolo scorso - ha aggiunto don Pili - la facciata e parte del campanile furono rivestiti con lastre di travertino, un materiale estraneo alla tradizione edilizia sarda e allo stile stesso della chiesa. A seguito di svariati distacchi di porzioni di travertino e di alcune lesioni strutturali presenti nel corpo ottagonale del campanile, si è recentemente deciso di eseguire un intervento di restauro radicale. Il progetto, approvato dalla Soprintendenza ABAP di Cagliari, prevedeva la rimozione di tutto il rivestimento in travertino e il restauro della facciata e della torre campanaria, con il fine di riportare il prospetto della chiesa al suo aspetto antecedente agli anni Sessanta, eliminando le superfetazioni».

I lavori iniziati a fine settembre del 2024, hanno riservato più di una sorpresa. «In seguito alla rimozione del rivestimento lapideo - spiega ancora don Pili -sono riemerse tracce della facciata tardo gotica preesistente, alla quale era stata addossata quella neoclassica. L'elemento più significativo è il grande oculo circolare con alcuni elementi del traforo. Probabilmente, nel corso del Settecento, il rosone fu in parte sacrificato a favore di una finestra rettangolare più luminosa che purtroppo distrusse gran parte del traforo».

Ma questa non è stata l'unica sorpresa. «Le indagini eseguite sul campanile - aggiunge ancora il direttore dell'Ufficio Beni culturali diocesano - hanno evidenziato alcune problematiche strutturali non previste, né prevedibili in fase progettuale. All'interno della muratura, infatti, sono emersi, su vari livelli, ben cinque cerchiature con catene di ferro che, dai saggi effettuati, risultano talmente compromesse nella loro stabilità che, se non sostituite, rischiano di collassare e provocare danni irreparabili a tutta la torre».

Dunque, attraverso un dialogo continuo con i funzionari della Soprintendenza (soprintendente, architetti e storici dell'arte) la direzione lavori sta valutando tutte le soluzioni possibili per affrontare la situazione riscontrata. In particolare, è in fase di studio un progetto di consolidamento della torre campanaria e, al contempo, si sta cercando una soluzione che valorizzi i pochi elementi superstiti del rosone della facciata principale. «Come ogni lavoro di restauro, anche questo richiede tempi per il confronto, la riflessione e lo studio. Dopo un lungo periodo di condizioni meteorologiche sfavorevoli, i lavori - ha concluso don Pili - sono ripresi da poco e, nel frattempo, proseguono gli studi necessari per adottare le soluzioni più adeguate alle problematiche emerse».

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