«Non si può morire così. Non è giusto», ripete tipo cantilena la donna minuta con i capelli bianchi e il rosario stretto tra le mani.

Tutt’attorno è una coltre di lacrime e dolore, col sole che non scalda e la chiesa di san Giorgio troppo piccola per far spazio allo strazio di una famiglia distrutta e di una comunità che piange anche senza la proclamazione del lutto cittadino. 

Mezz’ora prima della dieci è una processione senza sosta nella casa del Signore, dove Sestu si ritrova per salutare il piccolo Lorenzo, morto domenica, a quattro anni, soffocato, davanti all’impotenza di papà Stefano Corona, mamma Eleonora e della sorella Aurora. Sono lì, in prima fila, con gli occhi fissi sulla bara bianca  adagiata ai piedi dell’altare, sotto lo sguardo compassionevole di un Cristo che non riesce a dar conforto. Non oggi, con lo strazio forse ancora troppo terreno per far entrare la fede consolatoria che predica il parroco ai tanti presenti.

Ci sono anche i palloncini bianchi, nella ringhiera della scuola Collodi, dove da lunedì c’è un banco vuoto. Con i più piccoli a fare i conti con una tragedia incomprensibile per tutti.

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