La grande storia di Renato Basciu
L’infanzia dura e i sacrifici al fronte, una vita in “Diario di un bersagliere”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A volte la storia non si nasconde negli archivi, ma riaffiora da un cassetto nella casa di famiglia. È proprio lì che Maria Grazia Basciu ha ritrovato una vecchia agenda del padre Renato: le pagine ingiallite, attraversate da una calligrafia ordinata, custodivano da anni i ricordi e le testimonianze di un giovane bersagliere durante la guerra.Da quelle pagine è nata la biografia “Diario di un bersagliere”, scritta con la penna intinta nell’amore di una figlia per suo padre. Un libro che nasce, prima di tutto, da un gesto d’affetto.
Il ragazzo e il soldato
Negli ultimi anni di vita del padre, quando Renato era ormai molto anziano, Maria Grazia gli leggeva ad alta voce le pagine del suo diario. «Ho riportato fedelmente ciò che ha descritto e, basandomi sui suoi racconti, sui suoi ricordi e sulle fotografie che ha custodito gelosamente, ho creato una storia intorno al suo diario, che spero gli renda onore», racconta. Un lavoro nato dal desiderio di preservare la testimonianza del padre e di consegnarla a chi non ha conosciuto quegli anni. «Lui sarà sicuramente orgoglioso», aggiunge, con la semplicità di chi ha trasformato un legame familiare in un progetto di memoria.Il racconto parte dalla Sardegna degli anni Trenta. Renato cresce in una famiglia numerosa, dove si impara presto a lavorare e ad arrangiarsi. Poi arriva la guerra: la chiamata alle armi, i Bersaglieri, le partenze e le perdite in famiglia. Il ragazzo partito da Senorbì attraversa un’Italia sconvolta, tra amicizie, amori e separazioni, cercando di conservare qualcosa di sé mentre tutto intorno cambia.
Patrimonio condiviso
Nel 1943, a La Maddalena, Renato Basciu comincia a scrivere. Le pagine del suo diario non raccontano soltanto la paura, ma anche l’assurdità e la quotidianità della vita militare. C’è il bersagliere a cui tocca sistemare una bicicletta mentre intorno la guerra avanza, ci sono gli aerei e le bombe che si sentono arrivare. E c’è una frase che racchiude un’intera stagione, con tutta l’ironia popolare di chi ha imparato a diffidare delle promesse dei potenti: «Abbiamo cacciato i tedeschi che volevano fare i padroni, e adesso sono arrivati questi che sono padroni davvero». Il libro intreccia il racconto storico con la memoria familiare e i documenti dell’epoca. «Molte persone mi stanno ringraziando», dice Maria Grazia Basciu, «perché hanno apprezzato il mio desiderio di riportare alla luce storie vere, nomi, luoghi ed esperienze personali. Sono testimonianze preziose, che rischiano di andare perdute se non vengono raccolte e condivise». “Diario di un bersagliere” è anche il ritratto commosso di un uomo che a Senorbì ha lasciato un segno profondo.
L’impegno in paese
Renato Basciu è morto nel 2012, a 92 anni, dopo aver dedicato una parte importante della propria vita allo sviluppo del capoluogo della Trexenta. Socio fondatore della Pro Loco e della Fraternità della Misericordia, ricoprì un ruolo decisivo nella nascita del servizio di soccorso con l’arrivo della prima ambulanza. A volte basta una vecchia agenda, custodita per anni, per rendere il giusto omaggio a una brava persona che, dopo aver attraversato la guerra, ha scelto di contribuire alla crescita della propria comunità.
Severino Sirigu
