Le abbondanti precipitazioni degli ultimi giorni «hanno certamente migliorato il quadro degli invasi in Sardegna, contribuendo ad alzare i livelli dei principali bacini dopo mesi difficili. Ma, nonostante i dati più confortanti, il pericolo non è affatto passato e le piogge di queste ore non rappresentano una garanzia per la buona riuscita delle prossime campagne irrigue già a partire dal 2026».

A lanciare l’allarme è il presidente di Anbi Sardegna, Gavino Zirattu. «Dopo diversi anni di siccità non possiamo permetterci di abbassare la guardia. L’acqua caduta in queste ore migliora la situazione, ma non risolve problemi strutturali che si trascinano da anni». Per Zirattu, il vero nodo resta la mancanza di una programmazione strutturale, «figlia di un quadro normativo ormai inadeguato a far fronte alla rapidità dei cambiamenti climatici, e che negli anni ha accentrato competenze strategiche in un unico ente regionale».

Il presidente di Anbi Sardegna, Gavino Zirattu

Anbi Sardegna (l’Associazione che riunisce i Consorzi di bonifica) ribadisce l’esigenza di dare seguito a una serie di priorità non più rinviabili: risanare le condotte colabrodo («Oggi oltre il 40% dell’acqua immessa in rete si perde prima di arrivare alle campagne. È un’emorragia che non possiamo più tollerare»);

completare il piano dei contatori («È inaccettabile parlare di gestione moderna dell’acqua senza una misurazione puntuale dell'acqua in ingresso e dei reali utilizzi»); risanare le condotte colabrodo («Oggi oltre il 40% dell’acqua immessa in rete si perde prima di arrivare alle campagne. È un’emorragia che non possiamo più tollerare»); completare lo schema delle interconnessioni degli invasi («Nel Nord Ovest, a Nurra deve essere servita dal sistema del Coghinas da una parte e dall’altra al sistema Temo Cuga. Solo così garantiamo resilienza e continuità produttiva»); realizzare nuovi invasi dove servono e dove sono garantiti e si rispettano tutti criteri di sostenibilità («Non dobbiamo avere paura di realizzare nuovi invasi. Le dighe hanno salvato la Sardegna dalla siccità e allo stesso tempo hanno svolto un ruolo determinante per la prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico»).

Anbi fornisce anche i dati aggiornati sulla situazione degli invasi. La situazione peggiore è nel Rio Leni, a Villacidro, con un grado di riempimento che si ferma al 19%. Ci sono oggi 8,55 milioni di metri cubi, solo 1,33 in più per le precipitazioni del giorni scorsi. Nella Nurra è piovuto poco e niente. Il lago del Cuga, a Uri, ha una percentuale di riempimento al 36%: il recente apporto è stato di 188mila metri cubi. Anche il sistema del Tirso è in sofferenza: la diga Cantoniera (lago Omodeo) è al 52%, con 234,4 milioni di metri cubi. Negli ultimi giorni sono entrati 16 milioni di metri cubi.

La situazione paradossale resta quella del Maccheronis. La diga di Torpè può contenere circa 22 milioni di metri cubi, si è a quota 11,716, il 51%. Per giorni si continueranno a buttare in mare milioni di metri cubi d’acqua per un combinato disposto tra burocrazia e sicurezza. Il rischio è che se non dovesse piovere dopo le date fissate sulla carta (si chiama “Piano di laminazione statico”), nei prossimi mesi saranno necessarie nuove restrizioni.

Nel complesso, nelle dighe della Sardegna ci sono 792 milioni di metri cubi, il 53% di 1,490 miliardi i metri cubi, il volume massimo autorizzato. «La situazione è migliorata», sintetizza Gavino Zirattu, «ma restiamo sotto la media storica per il periodo».

(Unioneonline)

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