Pale e pannelli nel vuoto normativo sardo, l’ordine del Tar: «Fate ripartire i progetti bloccati dalla Regione»
Tripletta di sentenze costringe l’assessorato all’Ambiente a riportare in vita piani per le rinnovabili bocciati sulla base della legge “aree idonee” che non ha mai funzionatoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tre impianti diversi, tre sentenze simili: la Regione, ha stabilito il Tar, li ha bloccati sulla base di una legge sbagliata bocciata dalla Corte costituzionale. Risultato: ora la procedura per la loro approvazione è ripartita. E nel vuoto normativo sardo rischiano di entrare otto pale eoliche alte circa 200 metri e un campo fotovoltaico esteso 80mila metri quadrati.
In questa vicenda, che riguarda Sassari e Luogosanto, non contano tanto i numeri, che possono apparire poco impattanti rispetto ad altri progetti colossali che incombono sulla Sardegna. Ma il “come” si è sviluppata. Ha l’aria della resa dei conti e della certificazione di un tentativo fallito di governare la proliferazione di pale e pannelli.
Carbonera Wind Srl propone 4 pale a Luogosanto. White and Blue Luighedda ne vuole installare tre nell’agro comunale di Sassari. Mentre il piano Campanedda ibrido (sempre a Sassari) prevede una pala e un campo fotovoltaico insieme.
Società e istanze per le autorizzazioni diverse, accomunate da un destino identico: in tutti i casi la Regione aveva dichiarato l’improcedibilità dell’iter per la concessione del via libera sostenendo che i progetti riguardassero aree dichiarate “non idonee” dalla legge regionale numero 20 approvata a dicembre del 2024 dal Consiglio regionale. Quella norma che la Giunta Todde aveva fortemente voluto per «governare una transizione giusta».
Il problema? Un anno dopo la Corte costituzionale, chiamata in causa dal Governo che ha impugnato la norma, ha stabilito che quella legge non rispettasse la carta fondamentale della Repubblica. Tra i motivi della bocciatura uno, in particolare: dire che un’area non è idonea non significa stabilire che lì non possa essere realizzato alcun impianto. Al limite il progetto deve seguire un iter ordinario e non accelerato.
Gli avvocati delle tre società in questione (e come loro tutti i colleghi che tutelano gli interessi di compagnie operative nel settore delle rinnovabili) hanno letto la sentenza e hanno impugnato davanti al Tar i provvedimenti della Regione che negavano le autorizzazioni.
I verdetti del tribunale amministrativo sono arrivati, e continuano ad arrivare, a raffica. Ed ecco che sul portale dedicato dell’assessorato all’Ambiente riprendono vita procedure che a Villa Devoto consideravano questioni risolte. «In ottemperanza alla sentenza del Tar Sardegna si comunica il riavvio istruttorio del procedimento per il rilascio del provvedimento unico regionale in materia ambientale»: questo l’incipit comune. Segue la denominazione del progetto. Tre procedure sono comparse solo ieri. Ma sembra solo l’inizio: la diga di carta delle aree non idonee non ha retto. Ora si attende l’ondata di pale e pannelli.
