La dermatite bovina colpisce, per la prima volta nel 2026, l’Oristanese. Il bollettino epidemiologico nazionale dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo segnala il primo focolaio di Lumpy Skin Disease a Samugheo.

Si tratta di un piccolo allevamento di nove capi e a risultare infetto è stato un vitellino, l’unico a non essere vaccinato perché l’età non lo consente. Il piccolo bovino ha manifestato nei giorni scorsi i sintomi tipici della malattia, come la presenza di noduli duri su tutto il corpo. Nell’allevamento di Samugheo sono quindi arrivati i veterinari dell’azienda sanitaria oristanese, che hanno effettuato i prelievi sull’animale, inviati poi all’Istituto Zooprofilattico della Sardegna. E nella tarda mattinata è arrivata la conferma: trattasi di dermatite nodulare contagiosa. Adesso tutti e nove i capi, come prevede la normativa europea, saranno abbattuti nei prossimi giorni. Mentre la Regione ha istituito una zona di protezione e sorveglianza nel raggio di 50 chilometri dall’azienda di Samugheo, dove è chiaramente sospesa la movimentazione dei bovini.

Il focolaio, localizzato e confermato nel territorio di Samugheo, è il decimo dall’inizio dell’anno in Sardegna, tutti gli altri nove avevano colpito il sud e in particolare il Sarrabus (Muravera, San Vito e Villaputzu).

Di questi nove, sette erano stati dichiarati estinti e solo due risultano ancora attivi: a San Vito e a Escalaplano, risalgono a fine maggio e inizio giugno.

Complessivamente gli animali coinvolti in tutti gli allevamenti, dall'inizio dell'anno, sono stati 345, di questi sono 36 quelli risultati malati e 290 quelli abbattuti.

“RISTORI RAPIDI E ADEGUATI” – «La notizia del focolaio di dermatite bovina desta forte preoccupazione per tutto il comparto zootecnico. Esprimo la vicinanza mia, dell'Amministrazione comunale e dell'intera comunità agli allevatori che, ancora una volta, si trovano ad affrontare una situazione difficile che mette a rischio il frutto del loro lavoro e dei loro sacrifici. Auspico che, grazie all'impegno delle autorità sanitarie e alla collaborazione di tutti, la situazione possa essere risolta nel più breve tempo possibile, evitando danni estesi e prolungati alle aziende del territorio», sottolinea il sindaco Massimiliano Urru. E aggiunge: «Allo stesso tempo, chiediamo che gli interventi di sostegno e i ristori siano rapidi e adeguati, non solo per le aziende direttamente colpite, ma anche per quelle che subiranno le conseguenze delle restrizioni e dei blocchi imposti per ragioni sanitarie. Le istituzioni devono essere a fianco degli allevatori, con fatti concreti, risposte rapide e un sostegno all'altezza delle difficoltà che stanno affrontando».

Il direttore provinciale di Coldiretti Emanuele Spanò afferma: «Auspichiamo che questo rimanga un caso isolato. Confidiamo nell’impegno attivo della Asl con le vaccinazioni per scongiurare il peggio nel territorio».

I VACCINI – E sulle vaccinazioni arriva l’appello del direttore del Servizio di Sanità Animale, il dottor Enrico Vacca: «Gli allevatori che non hanno ancora vaccinato i propri capi lo facciano al più presto. Il vaccino rimane l’unica arma per evitare che il virus della dermatite nodulare contagiosa arrivi nelle vostre aziende». 

È ancora in corso la campagna di vaccinazione contro la dermatite nodulare contagiosa da parte del Servizio di Sanità Animale della Asl 5, che si concluderà in autunno. Finora è stato immunizzato il 60 per cento del patrimonio bovino della Provincia di Oristano, che ammonta, nella totalità, a circa 60mila capi. Nel 2025 era stavo vaccinato il 99 per cento dei bovini dell’oristanese. Due i casi di dermatite registrati sempre lo scorso anno in provincia, in due allevamenti di Cuglieri e Paulilatino.

«Non bisogna avere paura del vaccino – ribadisce  Vacca -. Oltre al controllo dei movimenti e l’utilizzo di antiparassitari, la vaccinazione rappresenta la vera arma contro la diffusione del virus della dermatite nodulare contagiosa. Bisogna vaccinare quanti più capi possibile e il prima possibile, meglio entro il mese di agosto». Quindi conclude: «I vaccini contribuiscono alla creazione di una copertura immunitaria, tale da impedire l’ingresso e la diffusione del virus nei propri allevamenti. Gli effetti collaterali di questo vaccino rientrano pienamente nella norma».  

GLI ALLEVAMENTI – Importante anche la tutela della biosicurezza negli allevamenti. Come ricorda il dottor Giuseppe Sedda,  direttore del servizio veterinario di Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni zootecniche della Asl 5: «Fondamentale è un’accurata pulizia sia delle aree pulite, che di quelle sporche: occorre disinfettare tutti gli ambienti in cui si trovano i bovini: stalle, concimaie e letamai, dove proliferano gli insetti. Non solo: anche disinfettare i mezzi che trasportano animali, mangimi, latte o qualsiasi altro mezzo che esce o entra dagli allevamenti, perché anche lì potrebbero annidarsi gli insetti, gli attrezzi da lavoro e gli indumenti. Infine, va ridotto al minimo anche l’ingresso dei visitatori. La lotta agli insetti che veicolano la malattia deve essere fatta attraverso l’utilizzo degli insetticidi sia larvicidi, mirati a eliminare le larve, sia adulticidi che uccidono gli esemplari già adulti». 

Intanto il servizio di Sanità Animale ha prodotto una scheda informativa per informare gli allevatori sulla Dermatite nodulare bovina, o Lumpy Skin Disease (LSD), e per aiutarli a comprendere come riconoscere i sintomi e come comportarsi in caso di un sospetto caso di animale infetto. La scheda è scaricabile nel sito della Asl 5, dove sono presenti anche due video informativi realizzati dall’ufficio stampa.

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