Non è una questione di capricci o di bambini viziati, ma di pasti che, secondo le famiglie, non sarebbero adeguati. A Oristano la protesta contro la mensa scolastica si fa più dura dopo tre settimane di servizio. «Non siamo più disposti ad aspettare in silenzio», scrivono i genitori in una lettera inviata alla redazione.

«Se si fosse trattato di due o tre giorni di assestamento in cucina avremmo accettato, ma ormai da tre settimane i bambini rientrano a casa quasi digiuni», racconta Anna Rita Matta, una delle mamme. «Non è il menù il problema, ma la preparazione». I bambini riferiscono di pasta al sugo con pezzi di pomodoro troppo grandi, frittate con «l’uovo ancora crudo che cola nel piatto» e polpette di ceci dalla consistenza immangiabile. «Nemmeno le maestre riescono a mangiare i pasti», denunciano le famiglie.

Nella lettera contestano anche l’invito ad avere pazienza: «Un tempo di adattamento per cosa? Per imparare a mandare giù cibo cucinato male?». E precisano che il rispetto delle norme igienico-sanitarie «è il minimo sindacale»: un piatto che non provoca intossicazioni, scrivono, non è necessariamente adeguato a nutrire bambini in crescita.

«Da tre settimane stanno affrontando queste giornate faticose mangiando esclusivamente pane e acqua», aggiungono, denunciando anche lo spreco alimentare. Il malcontento si somma agli aumenti delle tariffe: per i redditi superiori ai 28 mila euro il pasto costa ora 5,53 euro.

I genitori minacciano proteste, un esposto al Sian e la sospensione dei pagamenti. Intanto, dopo il sopralluogo della commissione Cultura, la commissione mensa è convocata per domani alle 16.30 a Palazzo Campus Colonna. Se nella cucina di via Campania non sono emerse criticità igienico-sanitarie, restano da approfondire gradimento, porzioni e qualità dei pasti.

 

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