Medici di famiglia, guardia medica, specialisti e infermieri riuniti in un’unica rete territoriale per ridurre la pressione sugli ospedali e avvicinare i servizi sanitari ai cittadini.

È la riorganizzazione che la Asl 5 punta ad avviare nell’Oristanese con le nuove Case e gli Ospedali di Comunità finanziati dal Pnrr, presentati ai sindaci dei distretti di Oristano e Ghilarza-Bosa. Un progetto che promette di rafforzare l’assistenza di prossimità, ma che dovrà confrontarsi con una situazione ancora segnata da carenza di personale, servizi ridotti e difficoltà nell’accesso alle cure.

A fare il punto è stata la direttrice generale della Asl 5, Grazia Cattina. «Vogliamo dire ciò che si fa e fare ciò che si è detto», ha spiegato la manager, ammettendo però che «la transizione dal vecchio al nuovo sistema è un’operazione complessa e articolata».

Sono sette le Case della Comunità già avviate: due hub a Oristano e Ghilarza e cinque spoke a Bosa, Laconi, Santu Lussurgiu, Samugheo e Tramatza. Le strutture non sono ancora completamente operative e i servizi saranno attivati gradualmente. Al loro interno troveranno spazio Cup, punti prelievo, assistenza domiciliare, ambulatori infermieristici e attività di presa in carico dei pazienti cronici.

Uno degli aspetti centrali della riforma riguarda proprio gli infermieri di comunità, chiamati a seguire i pazienti più fragili con controlli, monitoraggi e organizzazione di visite ed esami. La Asl ha già avviato il lavoro sui diabetici più complessi, oltre 1.500 in provincia.

Nel piano rientrano anche gli Ospedali di Comunità di Ghilarza e Bosa, che avranno 30 posti letto ciascuno e dovranno accogliere i pazienti dimessi dagli ospedali ma ancora non pronti al rientro a casa. La Asl ha inoltre annunciato nuovi bandi per reclutare medici in pensione e professionisti provenienti da altre province.

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