Oristano, arriva all’Ariston “S’Aquilegia Nuragica”
Nel film il distacco tra la città e il paese, tra il ritmo frenetico di Cagliari e una vita a contatto diretto con la natura e le tradizioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nelle campagne dell’Ogliastra, quando il vento smette di fare rumore, il silenzio diventa così denso da sembrare una presenza. I muretti a secco, le querce, il profumo della macchia mediterranea che sale dalla terra arsa, tutto parla una lingua antica, ostinata, che non ha fretta di essere tradotta. È in questo paesaggio che è ambientato “S'Aquilegia Nuragica”, il film scritto, diretto e autoprodotto da Luca Lobina, con Andrea Porcheddu come aiuto regia, Elisa Viola al montaggio, Nicola Sulis al suono e i costumi di Benedetta Pisano.
Dopo la prima al Notorious e il passaggio al Greenwich di Caglairi, sabato 28 marzo alle 16.30, approda all’Ariston di Oristano, proseguendo poi il 29 marzo a Ghilarza, portando con sé un percorso già sorprendente: premi e selezioni ai festival Bonarza Movieplex e Rofim International, finalista a Roma, Tokyo e Milano. Un’opera prima che ha già girato il mondo raccontando un’isola che il mondo conosce poco.
Il punto di partenza della storia è semplice quanto efficace: un professore, interpretato da Carlo Porru, assegna ai propri studenti una ricerca su una pianta endemica sarda molto rara, l’Aquilegia Nuragica, oggi a rischio di estinzione. Da quell’input nasce tutto. Ale, un ragazzo di Cagliari interpretato da Diego Lobina, raggiunge l’amico Bacchisio, Alessio Pinna, che vive a Seui. Invece delle spiagge dell’estate sarda per eccellenza, i ragazzi trascorreranno le vacanze tra Seui e Gairo, nel cuore dell’Ogliastra, dove la natura detta ancora le regole e la comunità ha un senso concreto. «Volevo fare un film che assomigliasse alla Sardegna vera, non a quella delle cartoline», racconta Lobina. «L’Ogliastra, i territori di Gairo e Seui, sono luoghi dove il tempo ha un altro ritmo. Portarci una cinepresa significava già fare una scelta di campo».
Perché “S'Aquilegia Nuragica” è prima di tutto un atto di posizionamento. Il film, infatti, racconta con delicatezza il distacco tra la città e il paese, tra il ritmo frenetico di Cagliari e una vita a contatto diretto con la natura e le tradizioni. Un divario che i due protagonisti attraversano fisicamente, e racconta la distanza crescente tra la Sardegna che si mostra e quella che resiste, silenziosa, nell’entroterra.
La colonna sonora, poi, è in grado di esaltare pienamente la bellezza di quei luoghi. «Ho voluto Grace Lintas per l’interpretazione», continua Lobina, «Antonio Galbiati per le musiche, Beppe Dettori per il testo, e Tore Brasu per l’adattamento in sardo. Un lavoro corale che mi ha emozionato fin dal primo ascolto». Da una parte il cinema di genere, i blockbuster, le piattaforme voracissime di contenuti; dall’altra un road movie sentimentale che segue un gruppo di adolescenti spinti dal desiderio di avventura autentica, lontano da schermi e console, dentro paesaggi selvaggi dove la natura non fa sconti e la comunità è ancora una parola con un peso specifico reale.
«È stata un’esperienza molto intensa», spiega il regista, «il titolo stesso porta il peso di una metafora: proprio come l’Aquilegia Nuragica, fragile e irripetibile, anche la cultura sarda più autentica rischia di scomparire se nessuno la custodisce». I ragazzi del film, cercando una pianta, finiscono per trovare radici, appartenenza, la forza silenziosa di una comunità che non si è ancora arresa. «Ho scelto questa pianta perché è fragile e straordinaria allo stesso tempo», prosegue Lobina. «Come certe tradizioni. Come certe amicizie. Come, in fondo, certi film». E il film, nella sua rotta improbabile dai festival internazionali alle sale sarde, sembra confermare proprio che il cinema può ancora essere un gesto intimo, capace di essere locale e universale nello stesso respiro. Crescere significa rischiare di sbagliare, amare significa saper lasciare andare e la vera magia non abita in una pianta leggendaria ma nel semplice, irriducibile gesto di stare insieme.
