È destinata a proseguire nei gradi successivi di giudizio la vicenda che vede coinvolto don Manca, sacerdote condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico di Cagliari alla riduzione allo stato laicale per presunti abusi che sarebbero avvenuti oltre trent’anni fa ai danni di Marco Contini, oggi noto come padre Paolo.

A esprimere forte sconcerto per la decisione è l’avvocato Roberto Perghem, difensore del sacerdote, che definisce la sentenza «non fondata né proporzionata» rispetto ai fatti contestati.

Secondo il legale, la pena inflitta rappresenta la sanzione più grave prevista dall’ordinamento canonico e, nella sua esperienza pluriennale nei processi penali della Chiesa, viene applicata solo in casi di abusi sessuali gravi, reiterati e comprovati, spesso ai danni di più minori.

L’avvocato annuncia che, una volta depositate le motivazioni della sentenza, verrà presentato appello alla Santa Sede. La difesa sostiene che nel procedimento non sarebbe stata prodotta alcuna prova di atti sessuali e che lo stesso accusatore avrebbe più volte escluso l’esistenza di rapporti di natura sessuale. Nonostante ciò, il Tribunale ha ritenuto di comminare la massima pena prevista.

Nel comunicato diffuso dal legale si sottolinea inoltre come don Manca abbia esercitato il proprio ministero sacerdotale per oltre cinquant’anni senza mai essere stato oggetto di contestazioni o segnalazioni disciplinari.

La scelta della difesa di non divulgare pubblicamente dettagli del procedimento, viene spiegato, sarebbe stata dettata dal rispetto per il processo e per le istituzioni ecclesiastiche coinvolte.

Secondo l’avvocato Perghem, il caso si inserirebbe in un clima più ampio che, negli ultimi anni, avrebbe portato a una sorta di “caccia alle streghe” all’interno della Chiesa, anche a causa di forti pressioni mediatiche e di richieste risarcitorie avanzate dagli accusatori prima ancora dell’accertamento definitivo dei fatti.

Il legale ricorda inoltre che la vicenda era già stata in passato archiviata dal Vaticano, con motivazioni che sarebbero state condivise anche da esponenti della Chiesa sarda.

Alla luce di quelle che vengono definite «gravi violazioni del diritto», la difesa non esclude in futuro di rivolgersi anche alle autorità giudiziarie italiane ed europee, per tutelare i diritti di don Manca in quanto cittadino italiano e garantire il rispetto dei principi del giusto processo e dei diritti umani.

Resta ora attesa la decisione in appello, nella speranza – conclude il legale – che il procedimento possa essere riesaminato applicando rigorosamente le norme del diritto canonico, senza condizionamenti esterni e nel rispetto della verità dei fatti.

(Unioneonline/Fr.Me.)

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