Ha già ucciso una volta. E, tornato libero, ci ha riprovato. Ora arriva anche la conferma definitiva: la Corte di Cassazione ha sancito la condanna per tentato omicidio nei confronti di Bastiano Secci, macellaio di 58 anni di Irgoli, protagonista di una storia che spaventa per la brutalità e per la sua inquietante continuità.

Nel 2023, a distanza di pochi anni dalla fine della pena a 16 anni per l’omicidio della cognata Maria Antonietta Masala, massacrata a martellate a Orosei nel 2008, Secci aggredì la sua oramai ex compagna, Patrizia Dessì, riducendola in fin di vita.

Un pestaggio feroce, nato da un litigio per gelosia, che si concluse con la donna ricoverata in Rianimazione. Solo per caso è sopravvissuta.

Per quell’aggressione, Secci era stato condannato dal Tribunale di Nuoro a 12 anni in primo grado (rito abbreviato), poi ridotti a 9 anni e 4 mesi in appello. Lo scorso 28 aprile la Cassazione ha rigettato il ricorso e messo il sigillo: è tentato omicidio. Ma la storia non finisce qui.

Perché anche dietro le sbarre, Secci non si era fermato. Dal carcere di Bancali, infatti, avrebbe tentato di intimidire ancora quella donna che era riuscita a salvarsi dalla sua furia omicida. Lo fece con un messaggio affidato ad un bigliettino inquietante, dove dopo nome e cognome della vittima c’era un avvertimento chiaro: stare attenta, perché non si sarebbe goduta i soldi che stava chiedendo. Il biglietto è stato trovato nella perquisizione a un altro detenuto, Giancarlo Fonnesu. Per l’accusa, era stato Secci ad affidarglielo, incaricandolo di recapitarlo alla Dessì. Fonnesu inizialmente aveva confermato, poi ha ritrattato, sostenendo di averlo trovato nel cortile. Per questo episodio, il Tribunale di Sassari ha condannato Secci a 2 mesi e 20 giorni, sentenza appellata. La vittima era assistita dall’avvocata Milena Patteri, mentre Secci da Federico Delitala

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