Mattarella a Nuoro per i cento anni dal Nobel a Grazia Deledda: «Orgoglio sardo»
Il saluto del Presidente della Repubblica ai lettori dell’Unione SardaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Gentile direttore,
il Premio Nobel per la Letteratura, conferito cento anni or sono a Grazia Deledda, fu un evento di straordinario rilievo per la Sardegna e per l'Italia intera: ricordarlo oggi ci aiuta a riflettere sulle radici, sul cammino compiuto nella storia, sui testimoni che hanno contribuito a illuminarlo.
I cittadini di Nuoro, e quelli di tutta l'isola, sono giustamente orgogliosi di questa originalissima scrittrice, che è stata capace di parlare al mondo e di trarre valori universali dalla sua piena immersione nella realtà della Sardegna e dal suo essere donna in un tempo in cui era difficile vincere i pregiudizi e infrangere una condizione di marginalità.
In questo mio cordiale saluto ai lettori e a tutti i concittadini di Grazia Deledda vorrei che riecheggiassero le parole intense e, al tempo stesso, semplici con cui ella accolse pubblicamente il Nobel. Un tributo alla terra sarda, alla sua gente, ma anche un desiderio di umanesimo senza confini e barriere: "Ho visto l'alba e il tramonto, il sorgere della luna nell'immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo".
Le radici, oltre che linfa vitale, sono capaci di generare cultura. E, a ben considerarle, spingono ad avanzare, a progredire. Non sono un freno. La vita e l'opera letteraria di Grazia Deledda ne costituiscono una prova lampante. La sua "potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale" – come recita la motivazione del Nobel – ha avuto come orizzonte l'emancipazione umana, a cui il coraggio e il talento femminile conferiscono risorse decisive.
Ricordando Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel, pensiamo a ieri, ma anche a oggi. Perché la voce dei suoi romanzi è ancora viva».
Sergio Mattarella
